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I sogni son desideri.

Posso dirlo?Ammappate, oh.
Come diceva Elia, il mio amichetto del cuore delle elementari.
Che giornata piena: tra conference call, budget, event overview, ansia e angoscia e perplessità per l’arrivo di Stella e di tutto il team a dicembre e un’altra miliardata di scartoffie da riempire, sono riuscita solo ora ad arrivare a casa : letto caldo, camomilla e blog.
Vanity Fair – talmente busy oggi che alle 23.02 non sono ancora riuscita a leggere l’oroscopo di Capitani – Chi, La Cucina del Corriere, La Magia del Natale – grazie Dada per il suggerimento- e Good Living, regalo di Eleonora che oggi mi ha sorpresa venendo a trovarmi in ufficio e a bere un tè con me.
Oggi poi è stato anche il giorno della grande rimpatriata Jil Wonder: Ottolina, Vocalina e Nicola per 3 panini a tetsa – giuro – da Ottimo Massimo conditi con chiacchere e pettegolezzi in dose abbondante.
Nicolino&Vocalina pensate che bello se tornassimo a lavorare tutti insieme!
E poi altro che winter nights, messaggini e risate. Voi siete proprio uno spasso. Mi mancate assai, e mi mancano i nostri break alla macchinetta fatti di Kinder Delice, disquisizioni su David Guetta, tè e taralli.
Ottolina oggi è sola perché fidanzato è via per lavoro, quindi mi sono fermata a fare un aperò, godendomi un po’ della movida milanese, con le mie tre Francesche – incredibile ma vero le mie amiche sono quasi tutte Francesche.
Al secondo prosecco e alla quarta oliva ascolana, oltre ad essermi ricordata il motivo per il quale avevo smesso di mangiucchiare ai famosi happy hour ( ovvero acidità di stomaco e nausea dovute a fritti rifritti dieci volte e congelati e scongelati almeno un’altra dozzina di volte) ho dovuto gettare la spugna: eh si perché avevo ancora valigia da fare per Roma e, top of the pop, domani mattina sveglia alle 4am per prendere il volo delle 6.50 da Malpensa.
Valigia che ho appena finito di fare e nonostante mi fossi riproposta di portare solo due cose, che avrei fatto diligentemente ruotare per i vari giorni, ho stipato 3 paia di scarpe, 2 abiti da sera, che non si sa mai, 4 top di seta, due maglioni e 2 beauty case. Spero solo che Roma mantenga la promessa meteorologica e conservi i suoi 21°, altrimenti mi vedrò costretta a fare tappa da Hoss per maglioni pesanti e cappottino d’emergenza.
Parlando di moda, mi riprometto di postare, vista la grande richiesta, le foto degli acquisti di ieri, ma nel frattempo vorrei condividere la mia nuova passione: Barbara Casasola.
Brasiliana ma graduated alla St Martin, passata da See by Chloè e Lanvin, ha ora lanciato la sua linea e per quanto mi riguarda voglio ogni singolo look, ogni centimetro di chiffon della nuova collezione estiva.
Aimè la vendono solo in Brasile, e quindi la domanda è duopo: amore mi porti in Brasile a capodanno?
Un abito di seta rosa e giallo vale tutte quelle ore di viaggio e un biglietto in business per Rio – con magari anche tappa a Bahia.

Desiderio numero due: Cocotte.
Caro Babbo Natale, ne vorrei una ovale, una tonda e 4 piccoline. Di tutti i colori.
Eh si, perché ci farei degli arrosti stupendi, soprattutto ora che nella mia libreria è entrato a far parte il libro “Arrosti”, dove si spazia dal vitello al maialino al latte e dove ci sono suggerimenti come pelate i piselli mentre prendete il sole. Così naif che adoro.
Già mi vedo a cucinare il pranzo natalizio: arrosto di vitello e piselli alla francese.

Desiderio numero tre: fleur de sel.
Non mi è ancora chiaro il suo utilizzo, ma c’è in ogni ricetta che da cui sono attratta ultimamente e che non faccio perché ho un certo senso di timore dato da questo ingrediente.
Ma senza paura non c’è coraggio, indi affronterò questo mio limite, comprerò il fleur de sel e mi darò alla pazza gioia varcando i limiti della mia cucina.

Desiderio numero quattro, appena scoperto: Essen.
Cos’è?Una rivista?Un sito internet?Non lo so.
So che parla di cibo, di bio, di fotografia , di organic e di fashion food.
Ora non ho abbastanza tempo per dedicargli il tempo necessario, ma è tutto da scoprire.
Penso che a breve passerò un pomeriggio intero a leggerlo sorseggiando un buon tè verde.

Desiderio numero cinque: Noma, il libro.
Dunque qui c’è da dire una cosa: eravamo a Copenaghen, ma per pigrizia e per il freddo, nonostante avessi fatto la prenotazione mesi prima, non andammo. Che disgrazia.
Ora non solo voglio tornare a Copenaghen per mangiare qui, ma voglio pure il libro che è fatto di fotografie meravigliose, tavoli di legno chiaro, parquet bianchi e verdure fresche. E ricette, ovviamente.

Last but not least: l’articolo più romantico, ovvero la vera storia di Diane e Paul.
Insieme da oltre trent’anni, Paul un giorno viene colpito da un ictus e la sua Diane reinventa un linguaggio fatto di parole semplici, cento parole d’amore, per poter comunicare ancora con lui.
Lui che riusciva a dire dopo questo brutto attacco ischemico solo un “mem”.
Altra prova che l’amore può tutto:se qualcuno fa capire al suo special one che è ancora importante, tutte le sue risorse vengono messe in campo per cercare nuovi canali di comunicazione.
Sentirsi amati è una spinta enorme alla ripresa.
ça va sans dire.

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