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Rudolph the red noise rendeer has a really funny nose ( 13 sleeps til christmas!)

Ottolina e il figlio di Babbo Natale: indovinate il 23 sera cosa si farà?

No beh, parliamo della mia zero voglia di andare in ufficio questa mattina: da tradizione alle 8 ho fatto partire Jingle Bell rocks nello stereo, acceso le lucine, preparato le colazioni…e guardando fuori, la pioggerellina che batteva incessante, il nostro albero che quest’anno è ancora più stupendo dell’anno scorso, la nostra casa…Ah!
Sarei stata al caldo a fare biscotti allo zenzero tutto il giorno.

Comunque, dovevo per forza uscire perchè la macchina necessitava il cambio gomme ( l’anno scorso ciò aveva portato la neve dopo 2 giorni…speriamo!), quindi tanto valeva.
Mi sono fatta coraggio, indossato il mio completino di cachemire gonna e maglione bouclè di Jil Sander, ed eccomi operativa.
Poi è bello venire in ufficio i giorni prima di natale…passate le incombenze di chiusure budget, è il tempo per spedire i regali, mangiare cioccolatini e scrivere biglietti di ringraziamento.

Midnight in Paris.
Ne parliamo?
Woody è geniale, come sempre riesce a farti innamorare della città in cui svolge le sue storie.
Compito non arduo considerato il fatto che gli ultimi film sono stati girati tra NY, Londra e Parigi.

E proprio Parigi, con i suoi vicoli, i suoi ciottolati, il suo essere una vecchia signora elegante, trasandata e molto snob, con i fiori alle finestre e lo champagne che scorre a fiumi dentro brasserie improbabili, con il suo diventare ancora più magica quando piove a catinelle, con i suoi tetti e le sue mansarde, con quella strana sensazione che sembra sempre che ci sia Edith in sottofondo a cantare, con quel profumo indecifrabile che c’è nelle sue metropolitane, con le parigine sempre così belle e cool, anche solo con un paio di jeans e il loro inconfondibile broncio, con le farmacie piene di prodotti bio e con il Marais che non si spegne mai, con quella chiesetta proprio lì, nel centro di tutto ma così pacifica, quando entri.

Questo film mi ha riportato indietro, a quando avevo 3 mesi di tempo per imparare benissimo il francese, prima di iniziare la mia avventura da Chanel.
Era giugno, a settembre avrei iniziato la mia esperienza chez Coco.

Avevo i capelli di uno strano colore, perché allora non conoscevo Antonio, e avevo deciso che i capelli scuri avrebbero esaltato il mio incarnato latteo e mi avrebbero reso sicuramente più affascinante.

Gravissimo errore.

Chiesi alla mia adorata Camilla, che a Parigi ci viveva e ci vive tutt’ora, di aiutarmi a trovare un’alloggio temporaneo, per quell’estate così atipica: finii a casa di una ballerina di night club che per la stagione aveva deciso di svernare in Marocco.
Peccato che abitasse in un buco, ai confini del nulla e che il delizioso appartamento descritto nella mail altro non era che un 15 metri quadri con brandina piazzata in mezzo, bagno cieco e soprattutto con un odore stagno di fumo che proprio non si decideva ad andare via.

Quando atterrai con la mia immensa valigia, reduce da un anno passato a studiare seriamente recitazione e credendo fermamente che il futuro mi avrebbe visto come prossima italiana premiata agli Oscar, passai la prima settimana a piangere disperata: non parlavo francese, Camilla era partita per le vacanze, la scuola era a anni luce da dove stavo, pioveva sempre e cerise sur le gateau, il mio cuoricino era stato appena stropicciato da un bruto che mi aveva riempita di bugie.
Ah che clichè!
A Parigi, la città dell’amore, sola, abbandonata e senza soldi – perché, tanto per cambiare, mi si era pure bloccata la carta di credito.
Ma decisi di non demordere, forte dell’educazione rigida datami da mia mamma.
Ed ebbi ragione.
La seconda settimana feci amicizia con Maria Chiara, tenace fiorentina, con cui decidemmo di condividere macarons, pene d’amore e lezioni di francese, e Giuliano, pugliese verace che mi scacciò la malinconia trascinandomi in picnic lungo il fiume, in passeggiate sulla rive gauche e in cene a base solo di vino e ostriche.
Eravamo come i tre moschettieri italiani, inghiottiti dalla ville lumiere a scambiarci coraggio e risate.
Pura amicizia, anche se temporanea.
Le domeniche passate da le Loir dans la theiere, le serate al ristorante cinese più buono del mondo dietro rue Cambon, l’ecole de mode di Chanel.
Dalla terza settimana in poi iniziai ad adorare Paris Paris, e da allora quell’amore non si è mai interrotto.
Un momento su tutti, che non dimenticherò mai: nevicava, uscivo da un ristorante e correvo verso casa.
Per arrivarci, dovetti attraversare un cortile, in zona Louvre.
Lì, nell’assoluto candore di una notte di fine gennaio, in quel cortile, io da sola e una musica di un’arpa che proveniva da una casa del circondario.
Mi sembrava di essere in un film, dove ero io la protagonista.
Tornando al film, adoro Marion Cotillard, è così bella.E poi i costumi degli anni venti…quel merveille!
Io mi sarei proprio trovata bene a vivere in quel tempo: tutti quei lustrini, le pailettes, Picasso, Man Ray,Cole Porter, Fitzgerald!
Anche la belle epoque non mi sarebbe dispiaciuta, sempre con caminetti accessi, abiti da gran sera, pettinature magnificamente complicate e creme brulè come se piovesse.
Comunque, settimana piena di impegni e cenette deliziose, Otta pronta per l’incetta di abbracci e coccole!!
Domani corso di cucina natalizia con Romina, così che il tacchino non avrà più segreti, d’altronde a turkey and some mistletoe help to make the season bright.
Inoltre oggi, per la serie merry christmas to me, part 1, mi è arrivato da Csaba il suo nuovo libro autografato più “Le basi della cucina” , e come mi ha scritto quella delizia di Csaba, che per’altro abbiamo scoperto a cena l’altra sera che suo fratello è stato il mio filarino storico del Ginnasio, “keep ccoking!”.
Poi cene e cenette con Diletta, Chiara, Lus, Caterina, Alina, Mapi, Renni and co.
ADORO.
So che il mio papà ha suggerito a Babbo Natale di portarmi le church classiche da donna, proprio quelle che ho visto ieri all’Excelsior.
ADORO, bis.
E pensare che avrò anche il tempo per chiamare la mia Camilla, il mio Andrea, Cinzia e Fra Antinori, che per colpa degli impegni lavorativi ho un po’ trascurato.
Ma a tutto c’è rimedio, God save Vodafone – e aggiungerei, me dalla bolletta che arriverà!

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1 Comment

  • Anch’io sabato sono andata a vedere Midnight in Paris e continuavo proprio a ripetermi: “Paris Paris, anni ’20, quei deliziosi abitini, la musica, Hemingway, Fitzgerald… sarebbe stato perfetto per me!!!”.
    Tanti baci!!!

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