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Chiara e Viola – Funky mama

Questa settimana abbiamo un’ospite speciale.
Questa settimana c’è Chiara e la sua Viola.

Chiara di “ma che davvero”, per intenderci.
Chiara che ho conosciuto per caso, in questo immenso circolo dell’etere, capitando su un suo post, tanto tempo fa, di quelli romantici ma rock, di quelli che inizi a leggere e sei un po’ triste, poi però tempo dell’ultimo punto, sei con un sorriso.
E da lì l’ho letto tutto, e non puoi fare a meno di appassionarti alla sua esperienza, al suo mondo.
E allora complice il lavoro, complice una cara amica che è diventata pure sua amica, ci scriviamo e seguiamo a distanza, tra un bloggare e qualche email, flussi di parole che conducono a conoscenze fatte di condivisione e abbracci a distanza.

Eccole.

Quando ti sei sentita mamma per la prima volta?

Sentirmi mamma, e chi segue il blog dall’inizio lo sa bene, per me è stato un processo lento e graduale. Non per niente il sottotitolo del mio libro è ‘dal Pampero ai Pampers alla ricerca dell’istinto materno’, perché non sapevo proprio dove stesse di casa. Essendo successo tutto ‘a sorpresa’, non sono stata una di quelle mamme che si sono sentite tali nel vedere il test positivo, nel guardare negli occhi per la prima volta il proprio bambino o nel sentirlo pronunciare la parola ‘mamma’. Se dovessi paragonare il mio sentimento materno ad un innamoramento direi che invece di somigliare ad un colpo di fulmine è stato un amore profondo nato dal conoscere mia figlia giorno per giorno. Con lei trovo molto indovinata quella dedica da diario del liceo che dice ‘oggi ti amo più di ieri e meno di domani’.

Che cosa sogni per la tua bambina?

Felicità.

 

Quale viaggio vorresti fare con lei?

Ne vorrei fare tanti. Già esserci spostata a Londra è stato un bel viaggio, non solo geografico ma anche in noi stessi e nella nostra idea di famiglia. Presto andremo tutti insieme ad Amsterdam, una città che mi dicono essere molto a misura di bambino. Vorrei portarla in un luogo esotico con una bella spiaggia bianca, perché le piace il mare. A Disneyland, perché è un posto in cui torno bambina anche io. In Sud America, di cui amo colori, musica, tradizioni. In realtà, a pensarci bene, vorrei portarla ovunque.


Com’è nata l’idea del tuo blog?

Rimasta incinta (per caso. sì: per caso nel 2008 ‘con tutti i metodi contraccettivi che ci sono etc. etc.’) non mi rispecchiavo nell’idea stereotipata di mamma che blog e altri media veicolavano. Mi sentivo diversa. Avevo dubbi, incertezze, e non ero sicura per niente di voler cambiare la mia vita. Inoltre ho attraversato momenti di grande difficoltà e ho conosciuto il famigerato baby blues. Volevo parlare dell’esperienza della maternità senza peli sulla lingua, ecco perché ho aperto il blog, chiamandolo ‘ma che davvero?’: la prima frase esclamata alla vista del test positivo. Usando l’ironia, ho sfidato i tabù riguardo la maternità che mi davano più fastidio, in primis quel luogo comune secondo cui diventare madri significa in qualche modo cambiare sé stesse dimenticando le proprie passioni e votandosi al sacrificio in nome del bene del bambino. Ho scoperto che il modo migliore per essere una brava mamma è essere una persona felice.

Un rituale di bellezza da tramandare.

Aiuto: non ne ho! Sono troppo pigra…

I tuoi must have.

Per lei: blocco e colori. Borraccia antigoccia. App sul mio smarphone.
Per me: smartphone. Blocco e colori. Burro di cacao.


Le tre R: rispetto verso se stessi, rispetto verso gli altri e responsabilità per le proprie azioni. Come si fa a insegnare?

Dando il buon esempio e non lasciandosi andare alla giustificazione del tutto italiana del ‘vabbè, lo fanno tutti’. E poi facendo capire che ogni azione comporta una reazione, positiva o negativa che sia. Prendersi la responsabilità delle proprie azioni non significa solo assumersi colpe quando è il caso, ma anche abbracciare l’idea che siamo noi – e non gli altri – gli artefici del nostro destino, che sono le nostre scelte a determinarlo.

I bimbi e il cibo: come insegnare a mangiare tutto, a mangiare bene e ad avere una buona educazione alimentare.

Anche qui, con l’esempio. Viola adora le verdure perché le ha sempre viste mangiare a noi, ed è curiosa verso il cibo perché le abbiamo sempre proposto cose nuove. Variare è la chiave, secondo me.

Com’è vivere in una città come londra?è più kids friendly?

Purtroppo è MOLTO più kids friendly di Roma, e la differenza si nota ovunque. Nei parchi più curati e puliti, nei menu per bambini e nei kit da colorare che ha quasi ogni ristorante, nei playgroup e corsi gratuiti a disposizione sia delle neo mamme che dei bimbi più grandi, e in generale nell’idea che i bambini abbiano un posto nella società. Quando nasce un bambino la famiglia non si ferma, non si ghettizza, non smette di fare cose come uscire o viaggiare perché sa che i bambini saranno sempre rispettati e troveranno spazio. E’ un’attitudine che mi piace molto.

oggi mi trovate anche qui
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5 Comments

  • A...lessandra says:

    wow….far crescere una bimba a londra…che regalo stupendo per una nuova vita!
    evviva le amicizie nate nell’etere!

    <3

  • E vabbè…la più funky mama tra le funky mamas!!! 🙂

  • francesca says:

    Faccio su baracca e burattini e mi trasferisco a Londra!
    Purtroppo sto scherzando, ma mi arrabbio molto a vedere come all’estero, ovunque, la situazione sia diversa: non solo per i bambini, ma anche per le persone invalide, riguardo alle aree verdi e agli animali da compagnia; a volte mi sembra di vivere nel terzo mondo, ma a contatto di gente che però se la tira…
    Bisogna cambiare, ma qui non cambia mai veramente niente; l’unica soluzione sarebbe emigrare, ma mi scoccia dover abbandonare amici, parenti e luoghi in cui sono cresciuta solo perchè nessuno fa niente per migliorare le cose.
    Qui da me pensano solo a togliere le poche piante che ci sono e a me viene una rabbia…
    Mi sono un pò sfogata; comunque bel post e complimenti a Chiara che ha avuto il coraggio di levare le tende.
    XXX

  • Melania says:

    Leggo i suoi post e seguo il blog,
    ben curato, spiritoso e piacevole da leggere!!!
    Ma non so mai se è più difficile restare o andare via
    da quel rapporto amore&odio con l’Italia…
    Anche se è sempre formativo, apre la testa e insegna a sentirsi abitante del mondo
    vivere per un periodo più o meno lungo all’estero, magari in tanti paesi diversi per poi poter tornare in quel paese imperfetto che amerai sempre nonostante tutto.

    Melania.

  • Anonymous says:

    Che coppia …… mi piacciono tantissimo! Un amore senza limiti ….. Bella l’intervista, le domande giustissime! Potresti fare di professione anche la giornalista …..

    Manu 77

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