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Coachella 2013

Post semiserio di due amiche che volano alto sulle ali della fantasia

in collaborazione con Valentina di www.oilnanoolamoda.com

ogni riga è frutto esclusivo di puro casual friday delirio.
(trovate il resto su www.oilnanoolamoda.com)


Valigie fatte ma in realtà noi viaggiamo leggere.
Chic.
Non è vero: non viaggiamo mai leggere, non siamo state dotate dalle nostre mamme del dono della sintesi, nè per quanto riguarda le parole, nè per quanto riguarda i bagagli.
però chic sempre che noi anche nel nostro essere un po’ gitane, siamo sempre tanta robba, con due bb e forse pure due rr all’inizio.

Il beauty è un trasporto speciale a sè stante: ma che davvero vuoi farti 15 ore di aereo senza una scorta grande quanto quella delle cochecole light di Karl Lagerfeld di creme idratanti?
E poi con il sole di Coachella, vuoi non cosparge il nostro regal corpicino di protezione 50, che noi appena becchiamo un po’ di sole ci trasformiamo in lentiggini vaganti.
Sia mai, che in quel di Milano dobbiamo abbandonare gli abiti un po’ hippie e re infilarci in quelli seri di ruoli ritagliati su misura meglio che un tailor made bespoken di Tom Ford ai tempi d’oro. Ed è qui che vige la carnagione emaciata, del genere “sono milanese e un po’ abbruttito dalla routine quotidiana ma sempre abbastanza snob per andare all’ombra de vin a fare l’aperò.”

i nostri vicini di tenda ai quali abbiamo cucinato un piatto di bucatini alle 5am del mattino
la nostra magione per questi giorni.

Quindi eccoci, con il chewing gum alla fragola in bocca, una macchinona di quelle con 10 cambi per affrontare al meglio le strade californiane, un frappè preso al Mac and Drive appena fuori l’aeroporto e una mappa più grande di noi che ovviamente non sappiamo usare.

Quindi eccoci io e Valentina, con le nostre anime macramè: un po’ in fuga dalla routine di lavoro, nani, chiffon e ricette.
Un po’ desperate housewife, ma nella versione giusta, quella di Gabriella Solis, per intenderci: calde come la brace, simpatiche, spedaccione e affamate di risate e leggerezza.

Speriamo solo di imbroccare alla fine la strada giusta che tirare su e giù le valigie per paura che ci rubino il cardigan con le stelle di YSL ancora unico esemplare prodotto e in circolazione, appena uscito dalla sfilata, ecco sia mai.
E noi comunque le energie le dobbiamo tenere per cantare e ballare.

Comunque eccoci on the road cantare a squarciagola tutte le canzoni più hit della line up dei tre giorni del festival.
Cantiamo così tanto che non sentiamo le sirene della polizia che ci fermano: guida in stato di ebrezza non può essere, perchè la fiaschetta con grey goose non è ancora stata sapientemente mixata dalla mia amica Sue Ellen- Valentina.
Ci fermano perché siamo belle, ecco perché. Nei nostri kaftani lunghi e di seta, che siamo ancora versione high maintenance post aereo che Lacoste che ci ha sponsorizzato il viaggio come top celebrities italiane, ha fatto le cose in grande, qui si è viaggiato business, no freaking jokes with us.

Di nuovo in viaggio, il motto è let’s talk with strangers: conosciamo gente, incantatori di serpenti, ballerine, vecchie glorie di cabaret e ognuno ha una storia da regalarci e una canzone da cantare con noi.
L’adrenalina è tanta, è alta, montiamo la tenda, anche questa super accessoriata, ma sempre tenda è… che noi se giochiamo alle cacciamoneta, lo facciamo bene.
🙂

Eccoci allora: cantiamo, beviamo birra, fumiamo, cantiamo, mangiamo veggie, facciamo yoga e ilsaluto al sole al mattino. Ci basta mezz’ora per dimenticarci dell’igenizzante mani, del balsamo per le doppie punte – ah, la vita, che vita, che come disse qualcuno, la vita è quella cosa che ti capita mentre sei intento a combattere le doppie punte, cit Giada- e l’unica cosa che facciamo è ballare e cantare e parlare con sconosciuti biondi e surfisti che si gettano ovviamente tutti ai nostri piedi – vuoi mettere il fascino di due italiane sole nel mezzo di coachella?
Sappiamo promettere amatriciane cucinate anche solo con il fornelletto da campo.

E poi: I Red Hot Chili Peppers. I Lumineers, i Of monsters and men. I Blur: Girls who are boys
Who like boys to be girls Who do boys like they´re girls Who do girls like they´re boys Always should be someone you really love. I band of Horses e qui quando cantano no one’s gonna love you more tha i love you ecco, ciao.

Eh si perchè saremo anche la versione teen di due gipsy ma dentro abbiamo un cuore che batte forte: basta un po’ di dolcezza e ci incarti e scarti come una caramella, di quelle frizzanti, al limone che vorresti non finisse mai per intenderci.

I Local Natives: u.a.o.
Daft Punk.

James Black- Hello james, i just saw you at Chanel, remember me?

Che dire, toglie tutto il fiato, la musica è poesia che ti entra dentro, un po’ ti fa ballare, un po’ ti sballa, altre volte ti fa ritrovare in fiumi di lacrime ma assolve al suo compito: ti riporta alla luce emozioni e sentimenti e momenti che non devono andare persi perchè sono ancora così vivi e nitidi che sembra si possano toccare e allora abbracciamole queste emozioni così profonde che solo noi sappiamo provare.

Non abbiamo più paura: abbiamo vinto, abbiamo perso, abbiamo pianto, abbiamo riso, abbiamo creduto di morire ma poi in qualche modo siamo ancora in piedi e stiamo ballando sembra.
Proprio grazie a queste stesse emozioni.

Eccomi in versione Coachella.

Ovviamente a questo punto Pharrell si è innamorato di me facendo performing live con i daft punk: mi ha notata tra la folla – ebbene si gli ho lanciato la mia seconda di reggiseno – un intimo oysho ha sempre il suo perché..d’altronde se lanci oysho a un music festival vuol dire che presupponi tanta LaPerla nel cassetto…- mi ha poi rapita e gettandosi ai miei piedi mi ha chiesto di seguirlo nella sua magione di Malibu.

versione yoga mattutino

noi ci crediamo. eccome se ci crediamo.
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