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Come away with me – #diariodiviaggio . Trieste.

Io mi dimentico le cose.
Ecco perché scrivo.

Purtroppo ho una memoria a breve e lungo termine che assomiglia a quelle calze a rete che amo tanto: piena di buchi, di trame sottili che legano pezzi di pelle nuda con leggeri fili che riconducono a emozioni e pensieri.

Potrei additare questa mia carenza al fatto che sono una gemellina: noi nate sotto questo segno tendiamo a resettare velocemente, per cui chi ci ferisce gode del beneficio di essere perdonato, molto prima di presto, piuttosto che tardi.

Comunque, dicevo: io mi dimentico le cose. Ecco quindi perché scrivo. Perché ogni immagine, ogni emozione, ogni sensazione non venga inghiottita dall’oblio della memoria.
Ed ecco perché appena tornata da questo weekend la prima cosa che ho fatto è stata scrivere, mettermi al computer e scrivere.

Trieste: ha una patina originale, neo romantica che gli abitanti di questa città e la Bora con il suo continuo strusciarsi addosso, le hanno conferito.
E non si può non amare.

Si prova un vago senso di possesso quando si cammina sul lungomare, è facile come alle prime battute di un amore, pensare che tutto possa andare alla perfezione, che ci si potrebbe trasferire in questa città pieno di vento, di uomini con la barba, di piccole osterie dove rifugiarsi a bere un barricato sincero.

Un weekend con MissTronville, una delle mie sisters adorate.
Un weekend con maglie a righe, rossetto e smalto rosso, e soprattutto con la voglia di lasciare indietro, via via che il treno inghiottiva scenari e panorami, tutti i pensieri, tutte le preoccupazioni, tutti quei pesi che limitano e appesantiscono due ragazze leggere come noi, leggere e aeree come appunto una folata di vento che scompiglia tende bianche di lino in un pomeriggio d’estate.
Ecco quello che siamo, noi.
Merce rara. Anzi: #mercerara

Che c’è che noi riempiamo ogni spazio lasciato vuoto con tutto il nostro amore.

Noi, che forse è nel nostro essere geishe la chiave di sbaglio.
O forse no, forse è solamente la chiave di forza, quella che apre ogni serratura, che convince a spingersi verso nuovi orizzonti, che fa amare incondizionatamente e fa cadere ogni fortezza.
Chissà.

Ma non eravamo certo lì, non siamo arrivate fino qui, per passare ore elucubrando su questo.
Nossignore, i discorsi si sono fatti sorrisi, le chiacchiere sono state trasformate in azioni e camminate piene di delicatezza e gentilezza.

Trieste mi ha rapita: con le righe, con le nuvole che sembrano opere architettoniche, con il vento, con i suoi abitanti, con il mare sincero, con il Castello di Miramare, con i suoi profumi.

Abbiamo scoperto che lo spritz è in realtà vino e acqua gasata.
Che mangiare fritto misto alle 4 di pomeriggio reca e porta grande soddisfazione.
Abbiamo comprato calze sciocchine: con pin up disegnate e da colori improbabili.
Ci siamo nascoste dietro a uno scoglio strizzando gli occhi al cielo, immaginando l’estate che verrà, sognando nuove avventure, pucciando le gambe fino alle ginocchia, rimanendo a penzoloni per un po’, stupendoci per granchi giganti e pesci immobili.

Ci siamo addormentate scavalcando un cancello che non si voleva aprire, abbiamo mangiato cotechino e salamella, bevendo vino rosso, a mezzogiorno e poi ci siamo perse in camerini improbabili a provarci leggings variopinti, fingendo di essere fidanzate di improbabili surfisti.
Abbiamo scherzato su quanto certe donne siano shampiste senza balsamo. Abbiamo insegnato alla nostra fantastica Francesca, nostra guida e amica friulana, che a Milano per dire che si è stanchi, si dice che si è brasati.

Abbiamo dormito, finalmente abbiamo dormito tanto, e abbiamo fatto un petite dejeneur a basa di toast e due cappucci, guardando il mare e chiedendoci se poi, quando effettivamente abiti 365 giorni davanti al mare, benefici sempre di tutto questo incanto, di questa aria che i polmoni sembrano voler inghiottire fino a ubriacarsene, che fa così felici e felicità.

E le onde, e il sole e il non smettere un attimo di cercare quello che pensiamo possa renderci soddisfatte, che possa liberarci da noi, noi che siamo sempre poco convinte del nostro valore: non è quello che siamo che ci trattiene dal conquistare il mondo, di fatto.

Ma è bensì quello che pensiamo di non essere che ci limita il futuro.
Ed è così sciocco, perché appunto: #mercerara.

Io ci abiterei a Trieste: è strano quando lasci un posto, un posto anche vissuto poco, solo lo spazio di qualche ora, ecco, quando il treno lasciava alle spalle questo mare sincero, questi sorrisi aperti e questo vento poetico, mi sono sentita nostalgica.

Quante vite dovremmo avere per poter goderci veramente luoghi così belli, e soprattutto quanto ci mancherà le persone che siamo ora, e che già magari quando ritorneremo qui, non saremo più.

MissTronville ed io avevamo anche voglia di cambiamento, e forse è stato il vento, ma questa spinta di è stata data e ci ha colto proprio mentre passeggiavamo su e giù per le strade, cercando di ripararci dalla pioggia a scrosci che sabato ci ha colte impreparate.

In effetti, era un po’ di tempo che mi sentivo una donna in cerca del colore perfetto, ovvero del mio colore naturale e ultimamente, uscivo sempre insoddisfatta, con una vena di tristezza quasi, mi domandavo se ero io a non spiegarmi – il mio eterno dilemma: non riuscire a esprimere chiaramente i miei desideri, lasciando spazio a fraintendimenti che poi vanno a nuocere solo un attante di questo gioco. Ovvero, io, me medesima.

Sentivo la necessità di riabbracciare i miei riccioli, la morbidezza delle onde ma soprattutto un colore più mio, volevo diventare una “beach babe”, soprattutto dopo gli shorts tye dye arancioni che mi accompagneranno su e giù dal Portogallo, ad agosto.

Francesca ci suggerisce Goran: che oltre ad essere diventato il mio psicologo per ben tre ore – frangia si o frangia no, ma poi la rosa che ho nel mezzo, ma poi i miei riccioli, ma poi l’estate, insomma, uno sfinimento anche solo a raccontare l’epopea della decisione: frangia si o frangia no- ha creato il PERFETTO colore di capelli.
Cioè, esattamente quello che volevo.
Cioè, per la prima volta dopo mesi, sono uscita FELICE e PERFETTA dal parrucchiere.
Dalla sua postazione di piccolo chimico, mi lanciava sentenze come “rame”,aggiungiamo rame”.
Mi sono fatta giurare almeno 12 volte che non ne sarei uscita color carota, né ora, né dopo due mesi di sole e di mare.
Inoltre temevo l’effetto verde che il biondo a volte tira fuori: una magra magò versione 2.0.

Non solo con tutta la pazienza dell’universo Goran mi ha spiegato la composizione de l colore perfetto – e giuro, è perfetto – ma pure mi ha procurato una frangia posticcia, da applicare da qui a settembre, intanto che la mia decisione prende forma.
La sua adorabile moglie, oltre ad avere occhi così belli da farmi incantare e ad offrirci caffè americani e acqua con lime che sono stati il nostro ristoro a una stanchezza che ci aveva, per l’appunto, brasate, ci ha coccolate con un massaggio a base di prodotti Shu Uemura.
Olio di calendula, rituali confortevoli che prendono ispirazione dal Giappone e filosofia spiccia e concreta: tutto ciò che fa parte del passato va sposato con l’innovazione, con il nuovo che arriva.
Come a dire, non c’è futuro senza passato, e il passato porta a un magico futuro.
E poi la location: un appartamento che era un albergo del 1904, composto solo da suites, con pareti dalla pittura originale, il primo hotel dell’impero austro ungarico con il riscaldamento e con soffitti altissimi – come dire, la perfezione per una donnina sempre freddolosa come me, freddolosa anche quando fuori ci sono 34°C.
Per loro i capelli sono come una tela perfetta, la materia prima che rendono perfetta attraverso massaggi alla luce soffusa, che per prima cosa la serenità passa dal benessere generale.
Goran è talmente grande e professionale che pesa con una bilancia ogni formula di colore che applica alle sue clienti, come io peso il burro e i miei adorati ingredienti delle ricette.

UAO: dico solo che perfino mio papà mi ha chiesto se finalmente avessi trovato il mio soul mate in termini di capelli.
E per una ragazza non è poco: trovare chi sa perfettamente come renderti MERAVIGLIOSA con qualche sfumatura e accorgimento in più.
La figura dell’hair stylist è quasi più importante che saper abbinare il color albicocca all’incarnato, oppure per rendere l’idea, la gioia che se ne ricava subito dopo è la stessa che ti invade quando le madeleines lievitano nel forno e creano la gobbetta.
Caro Goran, adesso non ti resta altro che aprire a Milano.
Che comunque sia ben chiaro: io in pellegrinaggio a Trieste ci vengo volentieri, se mi fai sempre così bella!

**ndr: se volete fare anche voi un pellegrinaggio triestino, o siete nei paraggi, non perdetevi questo mago che abbiamo scoperto: sono già gelosa di lui, ma share is love e occhio non vede e cuore non duole.
www.goranviller.com
https://www.facebook.com/GoranVilerHairSpa

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16 Comments

  • Anonymous says:

    A noi che ci brasiamo bevendo spritz e prosecco.
    A noi che ridiamo di gusto sotto la pioggia.
    Grazie!!!
    Francesca

  • Anonymous says:

    Città dal fascino mitteleuropeo, purtroppo non così conosciuta. Impagabile la vista sulla città e sul golfo che si gode dalla collina.
    Nina

  • A...lessandra says:

    amica….io ogni volta che leggo un tuo post penso e dico che è IL PIù BELLO…sei incredibile…quando capisco che sono post lunghi godo nel gustarmi ogni riga scritta così magistralmente e che foto!!!!da quando sei Canonista anche tu questi post profumano di più…questo dava di mare e di vento! <3

    bella brunette!mi piaci color cioccolata, anche se nocciola eri wow pure eh!ma in vista dell’abbronzatura questo colore ti darà delle nuances pazzesche!

    Gli shorts arancio portali anche in Puglia che ti aspettano 3gg di fuego anche qui! 😉

    love u more & more

  • Elena says:

    Cara Alice,
    fa strano ricommentare dopo tanto tempo, vorrei spiegarti il motivo della mia “assenza” ma è troppo lungo da spiegare ed ora che è tutto passato (in positivo), riesco di nuovo a scrivere. Praticamente sono stati mesi in “apnea” che ho trascorso pregando che andasse tutto per il meglio e così è stato.
    Ogni tanto sbirciavo i tuoi post ma la mia mente era da un’altra parte.
    Ora devo recuperare!!!
    TU COME STAI??? oggi mi sono letta il post con calma e debbo dire che sei sempre tu, con le tue sensibilità ed il tuo modo di esprimerle unico!!
    ti abbraccio forte

    • elena!che bello ritrovarti!
      ti ho pensata tanto, ero preoccupata, ma non avevo la tua email e non sapevo come trovarti!
      come stai ora?
      spero che tutte le preoccupazioni si siano sciolte come neve al sole.
      tvtb

  • Mi hai fatto venir voglia di andare a Trieste, che non ci sono mai andata e chissà perchè.
    E ho riso di gusto su tanti passaggi. “Certe donne siano shampiste senza balsamo”, poi è sublime.

  • Trieste è bellissima, con queste foto mi hai ricordato dei bei momenti vissuti in quell’atmosfera magica.
    Anche il tuo rossetto che marca e che colore è?
    Buona settimana

  • Sara says:

    Cara Alice, è tanto che non ti commento perché sono sempre di cosa, ma sappi che ti leggo sempre sempre..dopo queste merabigliose foto però non posso non dirti che con questo colore sei stupendissima e sappiche mi ppiacioltissimo anche con la frangia 😉
    Un bacione!

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