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Passenger. I weekend sono fatti per le amiche, per le zie con le nipoti e per tanta Serendipità.

Ci sono momenti, attimi.
In cui tutto sembra travolgerti: incombenze, macigni che sei obbligato a scansare per non esserne investito, altre volte invece se sei meno fortunato li devi trasportare.

Così: un attimo che ti stai lamentando di quello che devi fare, di bagagli emotivi troppo pesanti da trasportare, del tempo che non basta mai.

E un secondo dopo sei su un aereo per Londra.
In un weekend in cui in realtà le tue uniche intenzioni bellicose erano dirette verso un rapporto intenso con Morfeo e il letto.

E invece no: sciocca ancora io che programmo. La Vita ci ha già sorpreso abbastanza ribaltando programmi ben più grandi che quelli di un weekend d’autunno.

Corri a Linate, prendi un aereo, noi che prendiamo aerei come tram, scendi da questo aereo che fa così chic pronunciare le sue sigle, ” I am flying BA”, e ti ritrovi al terminal 5 circondato già da luci natalizie, e poi sul taxi passi davanti ad Harrods che è un tripudio di quelle luci bianche che avvolgono e confortano.

E poi ancora: in una taqueria a mangiare ceviche e guacamole e a bere un margarita all’hibiscus, disquisendo degli ultimi sei mesi con una zia che continua a chiederti se fai abbastanza yoga e mediti almeno tre ore al giorno e tu vorresti urlare, non faccio abbastanza nè l’uno nè l’altro perché sono in deficit da tempo mancante e sonno arretrato ed è tutta una corsa, e il mio cuore si stropiccia e faccio mille cose, e sono annoiata da questi uomini che predicano di volerti ma non fanno nulla per averti.

E si: voglio la mia famiglia che sono stanca di affrontare la vita da sola.
E ancora: vorrei cucinare molto di più. Matemizzando la cosa, vorrei dedicare alle mie ricette il 70% del mio tempo.

E poi: poi vorrei un abito di Valentino e non vale dirmi che me lo regali se mi sposo: mi piace anche il tuo abito di Valli che hai nell’armadio e magari visto che ho dimenticato il pigiama potrei usarlo come camicia da notte.

La mattina dopo poi ti svegli e ci sono quelle nuvole di ovatta che ti avvolgono e Londra deve essere solo così: bigia.. e queste nuvole che ti fanno sembrare dentro a zucchero filato e le donne anziane hanno foulard a fiori in testa e capelli bianchi da sembrare luce meteoritica perfetta e ci sono spazzacamini e personaggi buffi che sembrano essere usciti da film di mary poppins o harry potter.

E poi quel vento che scuote gli alberi del parco di fronte a noi e sembra di essere in un bosco di aperta campagna dove i problemi sono gocce di umidità e rugiada che evaporano all’alba e mentre bevi il tuo tè guardi fuori, i piedi sono nudi sul legno grezzo, pensi bello lo smalto così rosso, per fortuna ho portato la k-way, e la mia frangia non sta liscia, però forse è carina, fa più sexy, forse gli uomini mi guardano di più, ma non sono io, non credo di essere io, non so sono confusa di frangia, sono randomica, come vorrei finestre così grandi in casa a Milano, e se facessi una follia e cambiassi il mio volo di ritorno e lo indirizzassi a Ibiza, e le mie gambe sono meno abbronzate, e vorrei un segugio e forse un labrador però anche un micio e anche quel camino lì, che quando arriva Natale lo addobbo, e ora mi devo vestire che usciamo.

E dopodichè esci e vai a Portobello: cammini con un’amica con la quale ti sei sempre scritta e finalmente quando ti abbracci ti sembra di conoscerla da una vita, e tutto ti sembra così pazzesco, forse le pazze siamo veramente noi, ma è un flusso di coscienza ininterrotto davanti a un chai latte e uno yogurt con granola e fuori ha ripreso a piovere e il tempo vola ma noi ci ascoltiamo la vita, gli amori, e i battiti del cuore che raccontano di quei famosi attimi in cui siamo felici, che tu sei con me e io come te, che la felicità è a un passo ma ci sembra quasi di non meritarla mai e allora ce la complichiamo questa vita ma va bene così perchè poi abbiamo sempre la forza di rimettere ogni filo a posto, e tutto va bene, panta rei, ma ti prego vieni a milano presto che mi manchi già, e facciamoci 10 selfie che magari una bella viene e sono a dieta ma no tu a dieta no sei perfetta io devo stare a stecchetto ma va tu con quelle gambe e così.

Così scivoliamo tra affetto e qualche cappello buffo preso da una bancherella, tra persone che camminano e vite che si incrociano in una strada di Londra in un sabato qualunque e due amiche che costruiscono un rapporto di sorellanza è una magia, ma solo noi ce ne accorgiamo.

Così arriva il pomeriggio e con la zia si va al Frieze: questo weekend sono io la nipote e mi faccio coccolare e mi faccio pure prendere la borsa con scritto Frieze mi rinfresco la mente dopo un mese passato a vedere solo abiti.

E camminiamo tra Mirò, Hirst, Schnabel e Koons che convivono pacificamente e arricchiscono il mio scenario e io mi perdo tra queste bellezze e sono confusa che non so da che parte guardare e allora beviamoci un tè guardando Regent Park e che fortuna che avete voi londinesi ad avere polmoni verdi che regalano ossigeno mentre meno te lo aspetti.

E allora è tè caldo seduti fuori sulle panchine immerse nel colore d’autunno arancio stemperato di giallo e mi metto il cappello e spicciamoci che ci aspetta ancora tutta la seconda parte al Masters.

E mi piace così tanto qui da illudermi di essere al sicuro lì, tra storie e vite di personaggi meravigliosi che hanno trasposto emozioni su tela usando tutti i colori del mondo.

Ecco, così che queste 24 ore stanno finendo.

Si cammina nel parco co la luna così piena e così vicina da sembrare un film di Woody Allen: la zia che sospira alla nipote vorrei vederti magari sposata che lui stesse sempre con te, e allora sembra una canzone di Jovanotti dal retrogusto di caramella di zucchero alla fragola, che appiccica le mani ma che da bambine adoravamo ed era proprio lei a regalarcele, questa zia così nostalgicamente hippie e guardandola capisci da chi hai preso l’essere così fottutamente naive.

Stiamo a casa questa sera: un divano morbido, una coperta, cucino io il mio risotto, che fa casa, che sarebbe bello se i nonni fossero qui, che hai le ortensie fresche e le finestre enormi e allora mettiamoci al caldo ad ascoltare il vento che soffia fuori.

E allora ci fermiamo da Planet Organic a fare la spesa e compriamo anche dessert gluten free , proviamo olii per la faccia, mi imbambolo a guardare zucche così arancioni da fare invidia alla palette di Hermes .

Un film bello, di quelli che ti incollano allo schermo.

Litri di tisana dopo, qualche bicchiere di vino, un paio di sigarette, che io nemmeno fumo ma certe sere si, una candela alla vaniglia che qualche ufficio stampa le ha regalato, la sua Chanel lasciata sbadatamente sul tavolo da caffè e il mini panettoncino per celiaci che qui siamo in Inghilterra ed è tutto buono, anche i dolci senza glutine.

Ho voglia di correre ad Hyde Park domani, ho voglia di correre come non ho mai corso, dimenticandomi un po’ di tutto, ingannando lo spazio temporale della memoria a breve termine.

Il mattino dopo l’aereoporto e nemmeno te ne accorgi: sembri appena arrivata e per un momento ho desiderato fermarmi lì, in questo spazio delineato da una Manica di oceano che mi separa dai problemi e io non voglio lasciare un momento di serenità appena trovato.

E così quindi: in attesa di nuovo di tornare verso casa, il volo è in ritardo e io cerco un posto per bermi in pace il mio pumpkin spice latte e mangiarmi il mio porridge e così Starbucks del terminal 5, alle 10.30 am mi travolge con un po’ di serendipità e mi regala il souvenir più bello.

” Hi, sorry is this free?”
“Oh yes please have a sit”

E’ un attimo, lui ha la carnagione di burro, è scozzese e il suo accento mi fa sorridere.
Ha un naso bello, mani grandi e gesticola quando sorride e chiacchiera.

Guardiamo aerei che passano e ci raccontiamo di questa Vita, che lui lavora in Angola, si chiama Paul e ama viaggiare per il mondo.

Che è stato a Milano a sentire Nutini e a Lucca ad ascoltare una band di cui ho fatto finta di conoscere il nome.
Che uno dei suo colleghi, nella base petrolifera laggiù, è cinese e l’altra sera ha mangiato i dumplings migliori del mondo, ed è strano che io abbia appena nominato la mia voglia di imparare a farli.

Che nelle sue spiagge, in Scozia, fanno una zuppa di latte e pesce bianco affumicato che è da perderci il senno e che magari mi manda la ricetta della sua mamma.
Magari.

Voli in ritardo, il goodbye viene procrastinato e si parla ancora: di aerei persi, lavori svolti, opportunità mancate, di Parigi e sogni colti e poi realizzati.

Poi arriva il momento dell’arrivederci, è stato bello.

E lo è stato veramente bello, la mente si è aperta verso scenari impensati, due vite si sono incrociate per gioco, per caso, per destino, chè niente avviene per caso nella vita.

E così: ecco il mio volo.

Torno a casa, mi aspetta il cambio degli armadi, il lavoro, e nel cuore ho la gioia, pura vida, di speranza che magari, prima o poi, in un altro aereoporto, incrocerò di nuovo Paul, e allora ci racconteremo di una ragazza dallo smalto rosso, con la frangia riccia e il porridge in mano, e di un ragazzo dall’accento sincero che l’ha fatta sorridere senza un perché, una domenica di pioggia inglese.

E io cucino un risotto di porri e funghi, e ci bevo sopra un vino rosso che assopisce, tranquillizza e avvolge con il suo gusto dal palato avvolgente.

Risotto con porri, scampi e funghi al profumo di curry e curcuma con riccioli di lime

Riso Carnaroli
funghi porcini qb
2 porri tagliati grossolanamente
Olio EVO
Burro
Scampi ( 1 per persona)
brodo vegetale
mezza cipolla
Burro qb
lime o limone per decorare da coltivazione biologica
1 bicchiere di vino bianco o champagne
Curry Bolliwood

Fate un soffritto con la cipolla e l’olio. Dopo circa 4 minuti, quando la cipolla sarà leggermente appassita, fate tostare il riso e aggiungete il bicchiere di vino.
Aggiungere il brodo a copertura, i porri, e i funghi.
Far cuocere avendo premura di non lasciarlo mai asciugare troppo, versando il brodo qb.
Aggiungere circa 3 cucchiai di curry e lasciare cuocere.
Prima della fine, quando mancheranno circa tre minuti, aggiungere il burro e mantecare.
Al momento di servire, decorate con uno scampo che avrete nel frattempo cotto a vapore, oppure, per una versione più golosa, lasciato rosolare in padella con burro chiarificato leggermente salato e aromi vari.
Con un pela patate tagliare la buccia del lime e creare dei riccioli a decorazione.

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28 Comments

  • Mimma Zizzo says:

    Mi sveglio alle 5 come ogni giorno, pure qui è ancora buio, lo sarà per almeno mezz’ora.
    Ma mia figlia ultimamente ha deciso che non si dorme oltre a quell’orario.
    Allora puoi decidere o di essere arrabbiato tutto il giorno ….o di mettere la nana con il suo biberon sul divano, tu ti prepari il caffè e il porrige e decidi che ok è presto e faccio colazione con calma, sbircio pure i post di qualche blog. Se poi sono fortunata…mi imbatto in te…e la magia entra in casa, insieme ai primi timidi raggi di sole….mi perdo nelle tue emozioni, nei tuoi incontri, faccio il tifo per Paul..dai cambia programma e salta sull’aereo di Alice…perchè quello che tocca lei diventa bello..
    Grazie Alice…dopo il tuo post sono corsa ad abbracciare la mai piccola allodola..
    il mio cuore si era riempito di gioia e serendipity,….
    brava brava

    • ciao chèrie.
      scusami il ritardo nella risposta ma sono giornate frenetiche.
      spero tutto bene: dai tuoi commenti che mi lasci, rimango incuriosita su cosa fai dove sei, mi sembri anche tu una gipsy per natura.
      🙂
      grazie per i tuoi feeback e le tue belle parole.
      un bacio

  • Mi hai fatto sognare con questo post…..
    Mi hai fatto venire voglia di avere una zia come la tua.
    un abbraccio

  • Ma com’è che ogni tuo post mi fa venire voglia di abbracciarti forte forte?
    Col cuore.
    Cinzia

  • Anonymous says:

    La questione dirimente è una e una soltanto: Paul hai la barba?!!! Altrimenti, caro il mio amico scozzese dalla carnagione di burro come le ricette gipsy è meglio che ti attrezzi in fretta!
    😉 Nina

  • Anonymous says:

    Che bella emozione leggere questa storia, è tutto così romantico ma nello stesso tempo sa di vita vera ….. ti ci vedo proprio mentre chiacchieri e sorridi con lo smalto rosso (mi devi dire qual è il tuo preferito!) e la frangia un pò arricciata …. ho persino immaginato Paul e il suo fare da scozzese! Avrei voglia di leggere ogni mattina storie così!!!!
    Un abbraccio.

    Manu

    • ciao Manu!
      lo smalto ultimamente è lo shellac: minimo sforzo, massima resa. perfetto per due settimane circa.
      Paul lo scozzese è ora un ricordo, però è stato bello incontrarlo.
      ti abbraccio

      ps. la frangia…urg. non la tollero più.

  • Anonymous says:

    è inutile…tu sei la mia protagonista preferita, di un libro infinito (infinito, vero?ti prego…!)sei in grado sempre di farmi emozionare, e di farmi venir voglia di prendere aerei….soprattutto se poi scopro che ci sono degli adorabili mini carrott panettoni adatti ai nostri stomachini sensibili!!!!

    love u amica <3

    A..lessandra

  • Anonymous says:

    Fantastico leggerti. Spero che questo bellissimo incipit da romanzo abbia un seguito…

    Elisa

  • Anonymous says:

    Ma che meraviglia…io sono di ritorno da una mattinata passata in giro per uffici e a stramaledire questa maledetta burocrazia italiana, e dopo aver sperato con tutta me stessa che arrivi alla svelta il week end trovare questo post dal sapore di fiaba fa proprio bene al cuore, mi fa assaporare meglio la mia pausa pranzo e sognare un po’ ad occhi aperti…w la serendipità, che secondo me è anche un po’ contagiosa!

    Un grosso bacio, io inizio a tifare per Paul! 😉

    Fede

  • Anonymous says:

    Riesci sempre, ma proprio sempre, a farmi stare bene!

    Pinny

  • LiV says:

    Alice bella, questo post fa sognare sogni meravigliosi. <3

  • Melania says:

    Pieno relax,
    luci soffuse,
    tisana bollente che scalda il cuore e l’anima,
    testa vuota,
    il mio blog preferito, polmone verde di periodi pieni senza respiro,
    un viaggio tra i parchi di londra,
    i tuoi incontri così veloci, così intensi
    che ci fanno sognare ad occhi aperti,
    immagini in cui è facile perdersi nei dettagli,
    i tuoi risotti
    ed è subito leggerezza, serenità,pace….
    Meravigliosa gipsy,come sempre!!!

    Baci,
    Melania.

  • francesca says:

    Te l’avevo detto di cambiare aria! In men che non si dica ti sei imbattuta in uno scozzesone gentile e simpatico! Forse perché quando si è al di fuori del proprio habitat si appare più aperti e disponibili. Comunque, cara mia, la strada e’ tutta in discesa….
    Ovviamente, come al solito, sono sempre invidiosa dei tuoi magnifici viaggetti! ;P
    “Life begins at the end of your comfort zone”

  • Elena says:

    39 di febbre, tosse, sotto il piumone….cosa c’è di meglio che farsi un giretto a Londra con la nostra Alice?
    (tranne che tutti che vogliono qualcosa, calzini, pigiami, palla da basket, oddio…., forse capiscono tutto il mio lavoro che faccio quotidianamente e che non si vede purtroppo)
    grazie grazie Alice mi fai veramente tanta compagnia!!

  • Clo says:

    Aliceee che bella che sei, ma te lo sai che metti di buon umore??? questo post è cosi dolce e romantico, però vero, profuma di vita vera, la tua, che scegli sempre di condividere con noi, sono felice che tu sia stata bene e ti sia rigenerata, si sente che sei carica, e spero vivamente che questo Paul tu lo possa rincontrare e se non sarà lui, spero che tu incontrerai il tuo lui con la barba ( ma a proposito la barba paul c’è l’aveva??? XDD ) così come lo hai raccontato tu, dove tutto sarà deliziosamente spontaneo e istintivo. Aliciotta sei tanta roba ahahahah e un giorno mi piacerebbe assaggiare uno dei tuoi risotti ! Un abbraccione e buon fine settimana
    Clo

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