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Rincorrere un sogno. E farne bollicine.

C’era una volta un signore distinto al quale piacevano le bollicine francesi, i Borsalino e i sigari.

C’era una volta sempre questo stesso signore che si mise in testa di fare il vino alla maniera dei francesi, senza però averne la maestria e gli strumenti necessari.

C’era una volta Guido Berlucchi insomma.

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Il suo intento era così radicato e il suo sogno così immenso che preferì non abbandonare le speranze, nemmeno dopo tanto provare, dopo innumerevoli tentativi andati a monte, nemmeno quando sarebbe stato molto più facile voltare le spalle a quella che sembrava essere solo un’immensa utopia senza fondamenti reali.

Insomma quando tutto sembra sbriciolarsi, basta veramente il pensiero per farci volare, come canta Otto Ohm.

6 anni dopo il primo tentativo mal riuscito però il miracolo avvenne: è proprio vero che le cose più belle si esplicano in modalità a noi sconosciute. Può succedere subito, o può prendere tutto il necessario affinchè i tempi siano maturi e le persone pronte ad accogliere ciò che questi fantastici visionari hanno da regalare al mondo.

Così: il primo Pinot di Franciacorta.

Una casa antica in mezzo a vigneti e colline e cieli che si spezzano in nuvole ricamate: il primo rosè d’Italia è stato fatto qui.

E noi amiamo il rosa, e non è un caso che per la mia dipartita in terra bresciana alla scoperta di questa meravigliosa fetta di cultura italiana io fossi vestita con maglioni in degradè rosate. E sapete come mai è nato, queston rosè che ci solletica l’umore e il cuore?

Grazie ad un amico antiquario di nome Max Inbert: gli antiquari si sa, sono persone particolari. Amano l’eccentrico e professano un’unica religione, quella del su misura. Abiti su misura per sfuggire alla banalità delle mode, loro che lavorano con i trionfi del passato. E quindi, normale conseguenza anche vini su misura, per poter offrire tronfi ai loro clienti qualcosa di inusitato e speciale.

Il rosè che molti lo considerano ruffiano: io lo trovo speciale in abbinamento con i salumi, e allo stesso tempo eccellente con le composte di mirtilli.

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Un sabato dove Gipsy è stata catapultata in una cantina fredda ma accogliente, a sentire una favola di natale, che passa da epoche antiche fino a abbracciare i graffiti e la cultura pop.

Rimango incantata nel sapere che ora, in questo piccolo miracolo imprenditoriale italiano, c’è un apiccola grande donna di nome Nadia che è l’unica femmina guidatrice di muletto. Lei che nel tempo libero frequenta una scuola di decoro, e che durante il giorno rimuove con fermezza e guida con decisione carichi di merce pesante e poco maneggevoli. Lei che si innamora tra tutto questo vino e ora è a casa in maternità. lei che pare tutti sentano terribilmente la sua mancanza in questi giorni e pregano il suo ritorno immediato dal congedo.

Sapete che succede se mettete una bottiglia di bollicine FranciaCorta in un lavandino pieno di acqua, ghiaccio e sale?

La temperatura si abbatte improvvisamente e voi avete salvato la vostra cena romantica, che queste bollicine sono perfette se fredde.

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Una casa che sembra ancora contenere i balli, la musica, gli amori, la luce di quando Guido Berlucchi ci abitava. Una casa piena di radici, un teatro di poesia e possibili scenari. Entri e sei invaso da una gioia pacifica, che non ti spieghi, mentre fissi i camini accesi e il Sole che accarezza gli occhi da dietro le vetrate a capofitto su un prato all’inglese dove trionfa un albero di cachi.

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E io a queste meravigliose bollicine voglio abbinarci un ragù di quelli antichi, fatte con verdure inusitate e belle belle che sembrano quadri.

Carote nere, circa 4, 1 Cavolo rapa, 1 Sedano Rapa, Olio EVO, Sale Blu di persia. 2 Broccoli, 1 carota arancione e 1 patata

Fare bollire tutta la verdura con acqua a filo. Quando risulteranno morbide, passare al mini pimer, aggiungendo 3 cucchiai da tavola di creme franche, basilico, una spolverata di menta e sale blu di persia.

Nel mentre far bollire l’acqua per la pasta, buttare la pasta e scolare, avendo cura di conservare circa due mestoli da aggiungere al nostro ragù. Spadellare. Servire.

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