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A Gipsy in the Kitchen goes travel – Alta Badia

E via via si va via si va si va via.

Caricare la macchina il venerdì mattina, nessun aspettativa perché le aspettative sono l’origine di ogni cuore spezzato. Ma come si fa, dico io: come si fa a non emozionarsi, non essere straripanti di gioia, entusiasmo, quando sai che hai davanti a te tre giorni di meraviglia 2.0, di incanto totale e magia allo stato puro?

Tic tac tic tac: guardare ogni minuto l’orologio in attesa delle sei, così da appoggiare la penna, chiudere il computer e correre in direzione dell’autostrada che il tempo di percorrenza è lungo ma a noi non importa perché c’è la musica, i sedili riscaldabili e la compagnia buona.

Avvolti da una tempesta di neve, per queste strade di montagna che assumono subito contorni favoleggianti, tracciati silenziosi che aspettano solo noi e allora ridi un po’ incosciente, ché si abbiamo le gomme da neve, e anche le catene, e quindi siamo sicuri, però la visibilità è ridotta, fa freddo e le strade ghiacciate non ancora spazzate dallo spazzaneve.Ma cosa importa a noi: per l’appunto abbiamo noi, abbiamo risate, sappiamo ridere, sappiamo parlare, sappiamo ascoltare.

Le ore volano e ci ritroviamo al caldo di un hotel accogliente e silenzioso, i cui corridoi sanno di pino mugo e si respira legno e fuoco acceso nei camini.

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Giusto il tempo di una doccia, per togliersi di dosso la stanchezza, qualche coccola, sistemare l’attrezzatura e poi a dormire che la mattina ha l’oro in bocca, siamo pronti a sciare e a scoprire i sapori che ci attendono, i colori che diventeranno la nostra bandiera per il weekend e invaderanno i nostri occhi, offrendoci nuovi spunti di riflessione, felicità e costruendo ricordi, cementando rapporti.

In uno scenario dove il panorama si sposa con il ritmo melodico delle stagioni: primavera autunno estate e inverno vissuti in ogni virgola, sfaccettatura e dettaglio.

Dove la neve è neve per tutto l’inverno, succeduta da piccoli fiori blu che spaccano la coltre ghiacciata e ti fanno capire che sta arrivando la primavera. E poi ruscelli e prati verdi, che quando è estate è vera estate, con i colori rubati ai pastelli. Autunno tutto giallo e poi di nuovo inverno.

Cieli blu, blu cobalto che ti avvolgono come una coperta quando finalmente ti butti giù con un paio di sci ai piedi, incurante dei pensieri, dello stile e della logica: aria sul viso così fredda che vorresti veramente che un po’ le tue labbra si tagliassero per far entrare meglio il bacio del vento, in ogni fessura, come se questo soffio potesse essere improvvisamente il miracolo che aspettavi da tempo.

Neve, la famosa fresca che fa impazzire gli snowboarder. Dei rifugi usciti dalle favole, dove bere Gerwustraminer fresco e mangiare piatti di chef stellati è consuetudine se gustati davanti a un camino acceso o avvolti in un plaid caldo.

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Il programma è fitto: la prima tappa è il rifugio Col Alt dove Gipsy, prima di iniziare un’amabile conversazione con Matteo Metullio — lo chef italiano più giovane ad avere una stella Michelin, di Trieste –, viene soccorsa da una spremuta di limoni per sopperire al mal di gola incessante che mi attanagliava le tonsille. Il tratto distintivo degli altotesini è la loro innata gentilezza e spontaneità: nessun problema, solo soluzioni e questa filosofia mi piace. Mi conforta.

Ci spostiamo con gli sci e raggiungiamo il Piz Arlara dove capisco cosa si intende finalmente per slope food: ovvero finger food rivisitato in chiave montagnina. Cibo onesti, materia prima di qualità e rielaborazione di piatti nutrienti e prelibati. Parlo con questi giovani e straordinari ragazzi che perpetuano le tradizioni di famiglia, vivono di montagna e sogni e rendono concreti progetti millenari. Un po’ di invidia: 6 mesi in montagna, vissuti così, tra sciate, rifugi e cibo. Un’idea mi accarezza il pensiero: e se fosse più fattibile di quanto è in potenza il sogno stesso?

Continuo a sciare e lascio al caldo questo piccolo miracolo ideato da pensieri sfusi.

La sera assisto e sono protagonista di qualcosa che mi lascia senza fiato: il viaggio in gatto delle nevi, sulle piste. Come tetto un cielo di stelle, come luce la luna piena. Raggiungiamo così il teatro della nostra cena, un rifugio che spara musica e accoglie con vin brulè all’entrata. Poi musica e Ferrari a fiume. Tanta roba, se dovessi mettere un hashtag.

La domenica la comincio in cucina: preparo frittelle di patate con i crauti con Thomas Niederkofler in una baita, il rifugio “Ütia Crёp de Munt” che mi lascia stordita dalla bellezza. Piccola, armoniosa, e piena di cuori. Gestita da un marito innamorato della moglie, in attesa della loro prima bambina. Salgono ogni giorno in motoslitta, anche ora che lei sta entrando nel nono mese. E di nuovo, prepotente, il pensiero sopito il giorno prima si riaffiaccia, tra un colpo di vento che entra improvviso dalla porta aperta e un profumo di aromi della cucina: un rifugio, un progetto comune con l’uomo che vorrei fosse partecipe e protagonista della mia vita. Solo sorrisi, passione e una vita semplice.

Ammetto che in questo rifugio ho anche mangiato l’hamburger più buono che io abbia mai provato: brie, carne trita scelta, la salsa perfetta. Libidine allo stato puro.

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E infine: una ciaspolata con Maria Canins: una piccola donna di ferro.

Campionessa di cross country skiing dal 1971 al 1988.

Un’energia che travolge e un sorriso che contagia.

Ci porta tra boschi e vallate, io mi tuffo tra la neve e torno bambina.

Si ciaspola, si saltella, si scoprono case di cervi e speri con tutta te stessa di incontrare bambi.

Lo scenario è letteralmente magico, improvviso, stupendo e il silenzio contempla i nostri passi che affondano nella neve fresca.

E poi l’ultima sera: l’incontro con la famiglia, proprietaria dell’hotel che ci ha ospitati e la scoperta che sono un hotel vegano: hanno un menù ampio con ovviamente scelte per tutti, ma con un occhio di riguardo a chi hascelto questa filosofia di vita. Lo chef e il suo team in cucina sperimenta sempre nuove ricette, arrivando a creare persino una tartare di pomodori secchi che, se non si sa che è vegetale, si pensa sia fatta della miglior carne scelta.Poi digestivi di erbe biologici buonissimi, Gerwustraminer di annate storiche e una scelta di dolci da sbarellare, letteralmente. Ancora una volta, sopratutto: la delicatezza delle persone che ci hanno accolto è uno dei ricordi che rimarrà sempre con me.

E così.

Il weekend vola, come i baci che vorresti dare, gli abbracci che vorresti stringere, per poi ricordarsi della meraviglia che porti in saccoccia, a casa, e nel cuore…Quindi dicevamo: un po’ come il minuto prima in cui ti rendi conto che devi uscire dalla doccia, ed è calda, confortante e tu vorresti solo rimanerci dentro tutta la giornata, con le gocce che scivolano sulla pelle e ti senti morbida profumata e idratata e fuori sai che fa freddo e tra poco meno di due minuti sarai un po’ tremante cercando di spalmarti la crema oppure dopo una notte bellissima con il tuo plus 1 e dalle finestre vedi entrare la luce del giorno e dici no, non di già, Sole torna indietro, giorno non cominciare, fammi rimanere al caldo del piumino avvolta nelle sue gambe e tra le sue braccia e allora l’unica cosa fattibile è sperare che prima o poi qualcuno inventi un fast rewind che possa riportare la perfezione dell’attimo e fermarla in una pausa goduriosa e protratta.

O un fast forward così da ritrovarti di nuovo presto nelle medesime condizioni.

 

 

Si ringrazia:

Hotel Posta Zirm

Turismo SudTirolo

 

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