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Nella terra che ha inventato il Guacamole. Messico e Nuvole.

L’ansia da separazione. Io sono così: mi trovi tra felpe grigie, calze di cachemire, magliette a righe, libri e stelle tatuate.
Rossetti rossi, avocado per colazione, stampi per torte e tanto camembert – ma solo ad ottobre, che anche il formaggio ha la sua stagionalità. Yoga appena posso, caffè caldo e latte di mandorla. Tatuaggi, mare e idratante a manetta. Spavalda all’apparenza, timida con chi non conosco. Abbastanza insicura per non essere mai certa di cosa sono. Nevrotica a tratti, dispotica e permalosa. Generosa come necessità e massima espressione ed ambizione. Sincera.

Ma mi trovi anche con batticuore e angoscia se mi saluti e mi lasci da sola un giorno. Amo, a 360°, e necessito presenza. Ho sempre paura che quando si chiude la porta di casa, non si torni più, perché ho imparato che non posso permettermi di sognare troppo, che i sogni portano aspettative e le aspettative si abbattono sulla realtà come onde che si infrangono sugli scogli. Quindi sperare sempre per il meglio ma essere consce che esiste anche il peggio.

La partenza non credo sia poi il vero problema: è l’attesa del ritorno che allibisce. Penso che gli amanti abbiano solo il passato e il futuro, in questi casi. Mi spiego: nel passato noi viviamo, nei ricordi e nei momenti condivisi. Il futuro ci aspetta, per condividere abbracci e nuovi momenti. ma se il presente prevede una partenza, anche solo di pochi giorni uno lontano dall’altro, come ci si rapporta a questo?

Io non ne sono mai stata capace, ad esempio.Io comincio a stare male dal giorno prima ella presupposta partenza. Sarà perchè per me ogni momento di gioia è tea solo se condiviso. O forse perché sono una assolutamente gelosa control freak. Fatto sta che il mio cuore comincia ad essere scontroso almeno 24 ore prima dell’arrivederci temporaneo.

Credo il vero problema tuttavia sia l’assenza: il doversi parlare per dettagli per sentirsi vicini, perché manca la materialità del bacio e dell’abbraccio. Posso però dire che la gioia di ritrovarsi è immensa,passata questa manciata di giorni lontano l’uno dagli altri. La complicità che unisce chi si ama è fatta di un linguaggio totalmente personale e segreto. E questa è sicuramente la meraviglia più straordinaria.

E poi c’è il ruolo che decidi di interpretare: vittima, protagonista, ruolo di supporto? Scegliere diventa fondamentale. Perché in base a ciò che decidiamo di interpretare, determineremo il nostro destino. Aver chiari gli obbiettivi non basta. Bisogna avere il coraggio per perseguirli, pronti a rinunciare , pronti a sacrificare qualcosa per un desiderio più grande, un desiderio che faccia esplodere il cuor di gioia.

E allora la vita fluisce ma anche defluisce.Il vento, il sonno e il cibo, quando viaggi, diventano le uniche necessità. Il bacio, il contatto fisico, vocale e la presenza stessa invece sono l’unico fondamento di bisogno quando ami.

Staremo bene, anche quando bene proprio non stiamo, perché dalla nostra abbiamo la fede nel positivo, nell’eccezionale e nel fantastico.Indossiamo i sorrisi che regaliamo, in una sorta di ritorno karmico e impariamo a lasciar andare ciò che ci ferisce. Consci che nessuno di noi è perfetto.

La conoscete la storia del riccio? Nell’era glaciale i piccoli ricci per tenersi al caldo stavano tutti in gruppo, ma ovviamente gli aculei ferivano il compagno accanto. Così, per non soffrire, si allontanarono. Ma così facendo morivano di freddo eprchè solo il calore dell’amore della vicinanza li univa. Quindi tornarono vicini vicini, in quanto era l’unico modo per sopravvivere e questo ci insegna che le relazioni perfette non possono esistere. esistono solo relazioni nelle quali ciascuno impara ad adorare i difetti dell’altro, esaltandone le qualità. Le zone d’ombra diventano quindi punto di forza. E la vicinanza batte ogni ansia di separazione, perché anche qualora separati, la certezza del ritorno è un dato di fatto.

Tulum. Qui si conclude la nostra avventura messicana. Come non amare il luogo dove è nato il guacamole?
Tulum è magica: si va in giro in bicicletta, si beve acqua di cocco fresca e la sabbia è farina, mentre il sole un tuorlo perfetto che si tuffa nel mare. Si mangia ceviche, si beve coroncita con lime e i pensieri si fanno lievi. Tutto chiede alle 10 di sera per rispettare i tempi di chi è lì per meditare e fare yoga. Si bevono centrifugati freschi, i ristoranti sono vegani o vegetariani e ci sono piccole tende che vendono abiti semplici e chic.

Ho già scritto qui i favolosi indirizzi. Quindi che aggiungere?

Che domani ripartirei subito. Che il viaggio migliore è con il proprio compagno di vita e le cartoline più belle sono quelle scattata con gli occhi di chi ci ama, abbracciandoci di notte e preoccupandosi se mentre pedaliamo, teniamo la destra oppure no.

Grateful. Questo sono. Ho imparato ad essere felice per quello che ho, continuando a desiderare ogni frazione di questa vita che ho scelto.

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