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Fare sempre più di ciò che viene richiesto.

Troneggia questa frase, all’ingresso di Piaget, tra i bricchi svizzeri. In realtà nemmeno troneggia più di tanto, è quasi sussurrata, tra due cornici che riprendono orologi e gioielli. Ed è lì, per l’osservatore attento, per il viandante che scambia ogni segno per un segnale, un messaggio personale a lui diretto.
Ed è così: perché Monsieur Piaget ci ha sempre visto lungo, e non solo con la lungimiranza di chi ha saputo costruire un impero da un sogno.
Questo signore elegante che ama il suo giardino e coltiva rose, ha saputo far proprio il detto : chi ha tempo non aspetti tempo. Traslandolo in pezzi che rimangono per sempre impressi nella storia del gioiello, e che valicano l’eternità stessa del tempo.
Che sfida: misurare il tempo, giocando con esso e imprimendo un ricordo che possa essere universale, associando il concetto di bello, preciso e prezioso a qualcosa che poi rimanga al di là del tempo stesso.

E la sua sfida è stata vinta grazie al lusso della semplicità. perché Monsieur Piaget ama circondarsi da persone autentiche, nonostante sia corteggiato dalle star di Hollywood. Adora sfrecciare in vespa e leggere il giornale la mattina tra i fiori del suo giardino, che cura con amore e dovizia.

Siamo stati in Svizzera per due giorni incantati. Con noi c’era la nostra Brie e oltre ad aver vissuto una fiaba – perché sembrava davvero di essere in un film di Tim Burton dove tutto – tutto – pareva diventare realtà e tutto- ogni dettaglio – era perfetto.
Credo non potrò mai dimenticarmi i croissant che abbiamo mangiato a colazione: così perfettamente burrosi nel loro sapore perfetto. Oppure l’hotel perfetto: cozy, accogliente e con persino una cuccia calda e morbida per Brie. O il gazpacho di melone. E le cruditè alla sera, con tanto di risate e molto vino.

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Brie ha fatto incetta di erba svizzera: sembrava una pecorella tanto amava la bontà dei pascoli intorno al quartier generale di monsieur Piaget. Negli autogrill accanto alla fabbrica vendono peonie e ovomaltina e centrifugati di fragola e rabarbaro. Mi sonda nuora più innamorata di Possession, l’anello così perfetto nella sua semplicità che vorresti solo indossarlo sempre.

E poi: ad attenderci Balthazar, addetto alle PR e che mai nome fu più appropriato, quasi a voler rendere ancora più incantato ogni dettaglio.Mastri orologiai giovanissimi che per far riposare gli occhi escono a camminare nei boschi, che intorno è tutto verde e speciale, di quel verde dei suoi smeraldi. E ancora: il museo Piaget che con meticolosità ha recuperato pezzi di ricordi tra divine donne vissute in un’epoca non così lontana eppure nemmeno così vicina.

E poi passiamo a raccontare questo prodotto…così chic, così speciale. Così unico e così prezioso. Forse a tratti irraggiungibile ma nutriamoci della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e immaginiamoci principesse e principi per un giorno – tatuati e con gioielli da re. e allora sogniamo Parigi, sogniamo Brie che si tuffi in un giardino di pain au chocolat mentre mani e papi giocano a Versailles con abiti lunghi e smoking da attori holliwoodiani.

Gli orologi – con ingranaggi d’oro e assemblati da mastri orologiai giovanissimi che hanno reso della loro passione un lavoro – sono straordinari nella loro semplicità, e gli anelli sono un gioco prezioso di incastri perfetti.

Una fiaba, 2.0, che trova le radici nella tradizioni e viene perpetrata dal ticchettio di orologi perpetui, che ingranano da tutta una vita, per tutte le vite, come eredità tangibile di momenti vissuti e mai persi.

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