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L’Oltrepò Pavese, e una marmellata di more e muschio spalmata nei ricordi.

*a cura di Gloria Ines Colombo.
“I gitani mi hanno affidato il compito di parlarvi di vino sul loro blog. Diciamo subito che non sono un’esperta e non ho diplomi o titoli da esibire in materia. La verità è che sono stata educata da una serie sfortunata di ex fidanzati che (chi per lavoro, chi per passione) il vino lo conoscevano molto bene. Il percorso guidato mi ha portato sui sentieri del Sauvignon, dello Chardonnay e di sua maestà il Nebbiolo. Poi ho camminato da sola. Ho incontrato le bollicine e ho preso una sbandata per il Pinot nero. Il lavoro mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della viticoltura e, con la complicità di amici compiacenti, mi sono imbucata a tutte le degustazioni riservate alla stampa, ho visitato cantine, conosciuto produttori e mi sono spinta fino ai cancelli del Domaine de la Romanée-Conti. E, prima o poi, troverò la chiave per aprirli.”
L’autista ha fretta di rientrare a Milano e guida veloce su una stradina di campagna della provincia pavese. Da una lato e l’altro della striscia di asfalto solo il fossato e i campi di mais. Con la testa appoggiata al finestrino dell’auto non posso fare a meno di chiedermi se ci sia abbastanza spazio dovesse arrivare una macchina dall’altro senso di marcia.
Eppure, nonostante stia rischiando di finire dritta in un fosso, non riesco a staccare gli occhi da questo paesaggio, dalla “Bassa” e dai suoi spazi da spleen. Il grande fiume e la nebbia che arriva puntuale all’imbrunire, ad avvolgere gli alberi e a nascondere le strade. Tutto è silenzioso, ordinato, quieto. Le cascine grigie con le finestre piccole, i paesini isolati illuminati dalla luce tenue dei lampioni. Ma vince su tutti lo spettacolo dell’alba che sorge sui vigneti delle colline dell’Otrepo.
Dopo la Borgogna e la Champagne, l’Oltrepo pavese è infatti – per ettari coltivati – il terzo bacino del pinot nero. E su queste colline, dal terreno argilloso e dal microclima favorevole, hanno trovato il luogo ideale anche vitigni autoctoni come la Croatina e l’Uva Rara.
Detto questo…si fa presto a contare quante volte i miei ex hanno ordinato a cena un vino dell’Oltrepo pavese.
Mai.
Parlando del giro delle mie conoscenze, non sono molte le persone pronte a spendere parole di elogio per i vini dell’Oltrepo. I giudizi più benevoli lo liquidano come un territorio che non ha saputo ancora valorizzare il suo grande potenziale. Di sicuro paga il prezzo di un passato in cui si è preferito puntare sulla quantità più che sulla qualità, anche se oggi sono sempre di più i produttori che hanno cambiato il passo.
Sono nata in una famiglia dove mia nonna – che tra pochi giorni spegnerà 90 candeline – ancora oggi beve il vino con la gazzosa. E ricordo come fossero ieri le passeggiate in montagna e le giornata nei boschi con mio papà. Ogni sosta aveva il sapore di una michetta fredda con il salame e il colore rosso del vino che mio papà si versava nel bicchiere di plastica bianca.
E potrei riempire molte pagine di ricordi legati ai vini più umili.
E’ facile spendere 50 euro e ritrovarsi a bere un vino da 3 bicchieri e 5 grappoli.
Ma non è impossibile bere qualcosa di sorprendente stando sotto i 15 euro.
A questo proposito, vi suggerisco un giro sul sito di vendita on-line di Vinitaly. Troverete una selezione accurata di vini che hanno un ottimo rapporto qualità prezzo e che sono stati super premiati nell’ultima rassegna.
Io mi sono lasciata stregare da questo. OP Bruno Verdi Rosso Riserva Cavariola 2011.
Croatina in prevalenza, uva rara, barbera e ughetta di canneto pavese per la riserva di casa.
Circa 4000 bottiglie all’anno e 18 mesi in barrique.
Un rubino impenetrabile. Marmellata di ciliegie e muschio, foglie balsamiche, pepe nero e liquirizia. Ancora un po’ ribelli i tannini, ma l’assaggio è sincero e ti riscalda il cuore.
Minestra di zucca, patate e peperocino. Mousse di cachi e polvere di cannella.
3 bicchieri Gambero Rosso e 4 bottiglie sulla Guida Espresso.
Da bere rigorosamente a casa. Evitare di mettersi alla guida sulle stradine pavesi 😉
vigna-cavariola
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