Categoria | Drink me | Home
galardi-terra-lavoro

Dal Vulcano al vino: Aglianico Terra di Lavoro – Galardi

*Di Gloria Ines Colombo
Aglianico Terra di Lavoro – Galardi
Circa 50.000 anni fa l’ultima eruzione del vulcano Roccamonfina, lungo il dorsale dell’Appennino campano. Chiudete gli occhi e provate a immaginare il magma che risale e rompe la crosta terrestre là dove è troppo sottile per trattenere la sua forza. Lava incandescente che scivola lenta a valle, verso il mare, trascinando con sé ogni forma di vita. La nube di fumo e vapore oscura il cielo, illuminato solo dalle scintille e dalle chiome degli alberi in fiamme.
Poi il silenzio e il bianco della cenere, per anni.
Ora riaprite gli occhi. Non c’è traccia di quella notte buia, ma fitti boschi di castagni, sorgenti termali e i meravigliosi vigneti che contemplano il golfo di Gaeta.
Il vulcano è in pace. Il suo terreno è uno scrigno a cielo aperto di minerali e quarzi. E la vite cresce a suo agio, accarezzata dalle brezze marine. La sabbia e la polvere di roccia drenano l’acqua facilmente e alla vite piace spingere le sue radici in profondità per nutrirsi.
Per la cantina Galardi l’equilibrio perfetto di questo luogo è un imperativo.
Solo tecniche di coltivazione biologica in vigna e l’esperienza di un enologo illuminato.
Dal 1994 una sola voce, un solo colore, stagione dopo stagione, nell’unica etichetta della cantina: Terre di Lavoro.
Come quasi sempre mi capita, quando scelgo tra vini che non conosco, mi lascio guidare dai ricordi. Le passeggiate sull’Etna e su Vulcano, tra rocce nere e fumarole di zolfo, fantasticando sui passaggi segreti per il centro della terra.
E capita che mi sbaglio. Ma non questa volta.
Ho versato nel calice un vino che ha il colore del velluto, rosso rubino.
E l’antica provincia del Regno delle Due Sicilie ha cantato il suo assolo.
Aglianico in prevalenza e Piedirosso.
Macchia mediterranea, prati di viole e alberi di amarene. Gocce di resina.
L’assaggio è un sentiero di tannini, caldo, imponente. Lontano, l’eco di polvere di cacao, cioccolato e spezie esotiche.
Affinato 10 mesi in piccole barrique francesi.
Risotto alle bacche di ginepro. Vellutata di lenticchie e rosmarino. Ravioli di castagne e caciocavallo silano DOP.
O una semplice spadellata di carciofi, aglio rosa e prezzemolo.
1-7
Courtesy of Vinitalywineclub
**a cura di Gloria Ines Colombo.
“I gitani mi hanno affidato il compito di parlarvi di vino sul loro blog. Diciamo subito che non sono un’esperta e non ho diplomi o titoli da esibire in materia. La verità è che sono stata educata da una serie sfortunata di ex fidanzati che (chi per lavoro, chi per passione) il vino lo conoscevano molto bene. Il percorso guidato mi ha portato sui sentieri del Sauvignon, dello Chardonnay e di sua maestà il Nebbiolo. Poi ho camminato da sola. Ho incontrato le bollicine e ho preso una sbandata per il Pinot nero. Il lavoro mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della viticoltura e, con la complicità di amici compiacenti, mi sono imbucata a tutte le degustazioni riservate alla stampa, ho visitato cantine, conosciuto produttori e mi sono spinta fino ai cancelli del Domaine de la Romanée-Conti. E, prima o poi, troverò la chiave per aprirli.”
print

Print

Leave a Reply

Your email address will not be published.