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Ma è solo un cane. Brie e le polpette di tonno.

Si ma è il mio cane. E non è solo un cane: è un ricettacolo vivente di coccole sempre disponibile ad essere abbracciato, baciato e ricambiare con leccate a iosa e affetto a profusione. E’ il miglior prozac  che possa esistere: sorrisi a profusione e nessuna lacrima che tocca a terra, perché se vede qualcosa sgorgare dai tuoi occhi, corre a leccarti la faccia così tanto che poi ridi perché è migliore di ogni acqua miscellare o latte detergente possa esistere.

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Brie, 10 mesi e mezzo. Brie russa. E la sera si addormenta nelle posizioni più strane: gambe all’aria, ad esempio. La sera le piace tanto anche addormentarsi nella famosa posizione “culetto pancina”. Vale a dire, salta sul lettone e si mette nell’incavo che si forma tra me e il gitano e si lascia accarezzare fino a quando non si addormenta profondamente. Al mattino abbiamo il nostro rituale: la sveglia suona, io la spengo. Lei si rigira nella cuccia – che è un cesto gigante di vimini e cuscini quindi ad ogni movimento si sente scricchiolare, meglio che i vecchi letti di ferro – e si alza, stiracchiandosi e sbadigliando. Fa la ronda del letto e comincia a leccarmi la faccia, per darmi il buongiorno. Non si schioda dal mio capezzale fino quando non decido di alzarmi – appena mi vede in piedi, matematicamente si butta per terra e pretende almeno dieci minuti di coccole. Poi allora si, che si può dar vita alla giornata.
Le hanno regalato dei cappotti e delle maglie, e adesso pretende di infilarseli ogni volta che usciamo: si accuccia davanti alla porta e fino a quando il rituale della vestizione non è completo – pettorina, maglione o mantella, guinzaglio – non si muove da lì.

E’ umana: muove quelle zampotte morbide fino a che raggiunge le mie mani e chiede carezze a iosa per cominciare bene la giornata o semplicemente quando mi vede troppo immersa nel lavoro mi ricorda che ciò che è importante è ben altro.
Ci piace camminare nei campi, guardando il giorno sorgere , mentre Milano è ancora addormentata e il freddo intorpidisce e sveglia allo stesso modo. Il sabato andiamo a comprare pane buono e croissant che lei puntualmente assaggia – è ghiotta di marmellata 🙂

Brie è una monella: ha pensato bene di mangiare il portone del 600 della casa dei miei suoceri, e non paga di rosicchiare anche la porta a vetri. Amando il vento e adorando stare con i muso fuori dal finestrino della macchina,  l’altro giorno ha pensato bene di sporgersi tutta quando ci siamo avvicinati ad un parco: la scena è stata surreale. Grazie a non so quale santo sono riuscita a fermarla dal salto stile Yuri Cheki che l’avrebbe fatta capitolare dalla macchina. Guinzaglio afferrato e legato al cambio, mezza Brie fuori dal finestrino ad annusare l’aria di foglie e pioggia.

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Settimana scorsa si è ammalata: tosse e raffreddore, la diagnosi è stata di laringotracheite. Antibiotici e tanto divano. Quando tossiva, correva da me, per farsi consolare. Questa volta dal Vet l’ha portata il papà – il mio gitano – che dopo si è fatto corrompere da quegli occhini e come premio l’ha portata a mangiare salmone e renna alla brasserie svedese di Milano.

Ha quel profumo tra il collo e la schiena. Quei rumori che fa mentre afferra i suoi giochi. La notte se mi sveglio la sento respirare accanto a noi e mi sembra sia tutta una magia.

Brie ama il peanut butter. E la frittata. Adora le acciughe e il salmone affumicato a caldo. le ho fatto conoscere Babbo Natale e ne è rimasta affascinata.

Siamo andati recentemente nelle Faroe per lavoro, e l’abbiamo lasciata dai nonni. Brie ha pensato bene di dimostrare la sua nostalgia mangiando il portone dell’800 dei miei suoceri, facendosi venire una colica renale così che tutti i sensi di colpa possibili e immaginari  potessero impossessarsi del mio cuore lontano da lei, e causandomi un crollo emozionale verticale che per farmi ripigliare il gitano ha dovuto inventarsi le peggio cose.

Quindi a chi dice ” ma è soltanto un cane”, io vi invito ad adottare un peloso e capire cosa vuol dire davvero, cosa significa la gioia. E poi ripensare a questa affermazione: perché non è soltanto un cane, ma il guardiano della nostra felicità.

Vorrei anche sottolineare che sì: siamo genitori orgogliosi di una pelosa. E mi piace dichiararmi mamma di questa quadrupede. E chi ci prende in giro per questo deve considerare fattori molto specifici.
Ad esempio, guardare negli occhi il proprio cane, riempie di un amore incondizionato ed eterno. Regala poesia pura. Eh si, mi rendo conto che Brie non è stata frutto della mia gestazione, ma non per questo mi sento meno mamma di lei. Anzi. Essere genitori vuol dire comportarsi da tali: preoccuparsi del loro cibo, della loro salute. Sentirsi responsabili per la loro gioia. Essere genitore non è appannaggio esclusivo di umani che crescono umani.

Insomma, provate a parlare con il vostro cane: saprà ascoltarvi e rispondervi in un modo speciale, unico  circolare. E diventerete assolutamente dipendenti da loro – come noi con Brie.

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Ecco come di consueto una ricetta che amo molto fare a Brie.

Polpette di tonno e fiocchi di avena
100 gr di fiocchi di avena
100 ml di acqua
200 gr di tonno in scatola
1 carota media, pelata e gratuggiata
1 mela, sbucciata, e grattugiata
1/4 di cucchiaino con polvere di rosa canina
1/4 di cucchiaino con polvere di alghe.
2 cucchiai di olio EVO.

Ammorbidite i fiocchi di avena per 15 minuti. Svuotate la scatoletta di tonno in una ciotola e tritatelo e schiacciatelo con una forchetta. Aggiungere i fiocchi di avena, la carota grattugiata, la mela, e le polveri. Mescolate fino ad ottenere un composto omogeneo. Componi delle palline con questo mix – 1 o due cucchiaini circa – Dureranno circa 5 giorni in frigorifero e due mesi in freezer.

{ cappottini di Brie di Poldo Dog Couture }

nb.
L’amore mette in circolo amore. Mi sento di condividere un’associazione che salva i nostri pelosi in difficoltà.
Adotta una Coda https://www.facebook.com/groups/1424469584550260/permalink/1623041594693057/

COSA SONO LE PERRERAS SPAGNOLE ?

Si tratta di luoghi orribili, veri e proprio LAGER sovraffollati e suduci, in cui i randagi vengono stivati in ATTESA DELLA MORTE. Non esiste una legge vera e propria, ma una legge quadro del 2007 che demanda alle Comunidades Autonomas la “soluzione finale” della questione randagi spagnoli. Purtroppo nella maggior parte delle Comunidades Autonomas della penisola Iberica vige una truce legge che consente il MASSACRO di cani e gatti (non importa che siano sani e adottabili) dopo 10 giorni o poco più dalla loro entrata in canile. I metodi della mattanza sono nella maggior parte dei casi cruenti e orribili: nessun controllo e nessuna compassione. Tutto questo in Spagna è LEGALE!
Le perreras infatti ottengono sovvenzioni per ogni cane o gatto soppresso (60 euro), quindi i cani vengono uccisi costantemente per fare spazio ai nuovi cani e quindi ad altro denaro.
COME SALVARE LA VITA AI PELOSI SPAGNOLI –  Quando i cani entrano in lista di soppressione (e purtroppo avviene tutti i mesi, anche più volte al mese) è necessario toglierli quanto prima dalla perrera, sia per evitare che il continuo afflusso di altri cani randagi in perrera comporti l’eutanasia dei cani presenti (per liberare le gabbie), sia per tutelare i cani che, da tempo rinchiusi nelle gabbie, possono essere affetti da patologie e malanni che richiedono un pronto intervento veterinario. La semplice “uscita” dalla perrera non significa la salvezza del cane, che per poter esser dato finalmente in adozione deve essere seguito fin da subito in una sorta di lungo percorso riabilitativo che comporta, prima di tutto, l’uscita dalla perrera e il ricovero in clinica per le vaccinazioni e le visite, quindi la residenza/pensione dove passerà il periodo di quarantena obbligatoria (almeno 3 settimane). Soltanto dopo questi tre step fondamentali potrà venir dato in adozione. Tutto ciò purtroppo non avviene, pro – bono, ma comporta una serie di spese (legali, come i documenti per il microchip e il passaporto europeo, veterinarie e di stazionamento – pensione) che riusciamo a sostenere soltanto quando si realizza quella catena di solidarietà che nel tempo, più volte, ci ha fatto commuovere. Le donazioni ricevute  permettono così di pagare:

1. il RISCATTO dalla perrera, le spese di vaccinazione/sterilizzazione e per stilare i documenti 

2. le spese di pensione di quarantena 

3. le spese di viaggio

I modi per DONARE sono:

– PAYPAL: patriziabosi1@gmail.com

– POSTEPAY: 5333 1710 1648 4574

c.f. BSO PRZ 78P45 L219E

– BONIFICO: iban n° IT67M0760105138248111248115

intestato a BOSI PATRIZIA

CAUSALE: donazione perreras.

Oltre alle donazioni, c’è bisogno inoltre di rafforzare l’azione

a) condividendo a tutti i ns contatti FB l’evento creato sulla pagina facebook di “perreras rescue italia”, al fine di raccogliere fondi e salvare più pelosi possibile

c) offrirendo stalli gratuiti o adottando direttamente un cane di quelli in lista o di quelli nelle pensioni (l’adozione o lo stallo di un cane libera risorse finanziarie che possono essere destinate a salvare i pelosi entrati nel braccio della morte)

d) non smettendo mai di cercare pensone sensibili e di cuore disposte a dare stallo o adozione.

Ricordiamoci però una cosa. Un cane non è un oggetto. Ha bisogno di attenzioni e di affetto e quando si decide di adottarlo si deve essere consapevoli che richiede un po’ di sacrificio e attenzioni. Ma l’amore e l’affetto che riceveremo in cambio ci ripagherà alla grande. Grazie, grazie e grazie per tutto ciò che farete per salvare i nostri compagni a quattro zampe. Se poi voleste aiutarli con poco …registrati su teaming. 

1 Euro al mese fisso x il nostro progetto! ******

https://www.teaming.net/perrerarescueitalia-grupo

Se volete avere informazione sui cani ancora da adottare…ricordo che gli ultimi usciti solitamente non hanno ancora album poiché aspettiamo delle foto nuove, potete scrivere alla Laura Nelli o Patrizia Bosi oppure chiamare Patrizia al numero 347/4414948.

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