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2016, l’anno delle previsioni sbagliate.

*Dalla Redazione

Per riassumere il 2016 faccio riferimento a un aneddoto personale.

Era luglio e guardavo uno dei numerosi approfondimenti politici in Tv giusto perché son masochista, una litania No Fun  molto meno divertente dei Sex Pistols sulla Brexit. In pochi secondi si passa dall’Inghilterra alla Turchia, un calderone di notizie su un possibile golpe a quel gran “democratico” di Erdogan.

Mi scrive un’amica su messenger, discutiamo del fatto appena accaduto e si conclude con un: “Ci manca solo che a Novembre vinca Trump e siamo all’Armageddon”.

Sipario! Peppepereperepè.

Un’estate scoppiettante tra attentato a Nizza – per i fondamentalisti – la Brexit – per gli inglesi vecchi, dicono- e un Golpe fallito – ancora non s’è capito a chi dobbiamo lo show, ma Erdogan ha poi giustiziato tutti, per cui difficile che parlino- un climax incredibile che ha inaugurato un autunno ricco di polemiche, campagne politiche pessime, proclami inascoltabili i quali han avuto il pregio di cuocere a puntino l’ascesa di un personaggio come Trump alla Presidenza americana, la caduta del Governo Renzi e, mentre scrivo, un altro attentato terroristico assurdo accaduto a Berlino.

In sottofondo e da anni una guerra atroce e senza senso in Siria. Un olocausto in diretta web 24/7  a est, mentre a ovest tutti in fremito per tirare su muri, transenne, limitare libertà sancite non solo dal comune vivere, ma anche dall’ umanità intera.

Ho velocemente scritto gli ultimi sei mesi, molto velocemente, ma il tempo mi è tiranno e il web non perdona.

Il 2016 ha davvero ribaltato lo status quo, cosa ci abbia portato a ciò che viviamo in questi giorni e come influenzerà il prossimo anno lo scopriremo solo tra qualche tempo, quando la Storia alla fine di questo ciclo ci rivelerà il quadro generale, anche se ora ci sembra di vivere in puzzle dove i pezzi risultano essere impazziti, prima o poi ci sarà chiaro tutto quanto e ho il dubbio che quello che ne verrà fuori non sarà particolarmente carino nei nostri confronti.

Se vogliamo concentrarci sulle parole del 2016 vince una su tutte, con buona pace dei terroristi del Is: populismo.

Per curiosità sono andata a vedere il significato e vi riporto il link della Treccani (http://www.treccani.it/vocabolario/populismo/) “atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi… Beh, dai, quanto ci fa sorridere? Manco per niente poiché il populismo erode le strutture politiche dalle fondamenta, facendo crollare castelli e molte -cit. sempre-  volte questo non è un bene.

La politica è la grande malata di questi tempi. Poca leadership, poca coesione, poca visione strategica di lungo periodo, empatia assente, resilienza non pervenuta, l’unico faro nel deserto è Justin Trudeau. La matrice del vero leader contemporaneo a capo di una grande nazione, poi certo, anche Xavier Bettel è un personaggio positivo se proprio vegliamo stare nella vecchia e decrepita Europa.

Esistono gli anticorpi per la disfatta più totale?

Sì esistono e sono quelle comunità del cambiamento che tenacemente continuano a tenere in piedi l’infrastruttura -ahinoi o per fortuna- globale, perché sì, mai come in questo momento storico il grande dilemma dell’effetto farfalla ha senso.

Inutile coprirsi gli occhi, concentrarci sul nostro “numero civico”, ignorare le richieste di aiuto dei nostri dirimpettai per dedicarsi a una costante ed incessante lamentatio. Se pesto i piedi perché non voglio due rifugiati nel mio comune, stando all’attualità, succede che se ne vanno a ramengo trattati internazionali e tutto questo genera una debàcle globale.

Sto sempre esemplificando, ma la sostanza è questa: scalate questo atteggiamento da numero civico per xmila persone e tac, avrete fili spinati, i capi profughi di concentramento, i miliardi di euro nelle tasche di un dittatore, etc…una bella scarrettata di umanità, insomma.

Mai come quest’anno la politica mi ha deluso nel profondo. Servire il Paese dovrebbe essere un sentimento civico profondo e completo, la Filosofia vi ha dedicato pagine e speculazioni scientifiche profonde e concrete, speculazioni che nel corso nel tempo abbiamo letteralmente buttato a favore di stregonerie di palazzo.

Tranne nei rari casi sopracitati la grande corsa del 2016 è stata verso il “bottom of the barrel”, abbiamo visto raschiare così tanto materiale organico che potremmo fertilizzarci per secoli gli infiniti campi dell’Oklahoma. Hanno provato a dare la colpa a Facebook, all’ignoranza funzionale, alla disaffezione dei giovani alle questioni statali, ma la grande, cruda e misera verità è che viviamo in Repubbliche rappresentative e lo specchio del Paese è chi e ciò che ci governa, ma chi sta là su si è dimenticato totalmente del concetto di qualità.

Fino a che l’asticella sarà sempre e solo rivolta verso il basso, sarà ben difficile sognare in grande. E speriamo che il 2017 ci faccia sognare un po’ come ha fatto l’Austria pochi giorni fa anche perché avremmo giusto qualche scadenza elettorale, sempre che non si copi dalla Spagna, dove la formazione del loro Governo si stava trasformando in una serie tv: sette stagioni di litigate e ripicche da dodici comodi episodi ciascuna.

In questo scenario rilassante l’unica cosa da dire è “Ave 2017 morituri te salutant“, perché sarà sicuramente scoppiettante come il suo precedente.

Potete scommetterci.

Ci rivediamo a Gennaio.

by: La donna dei Gattiny

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