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La Pavlova, una ricetta con una storia punk

difficoltà: Media
porzioni:
2 ore e trenta minuti
Ingredienti

4 albumi a temperatura ambiente
220 gr di zucchero a velo vanigliato
16 gr di amido di mais
10 ml di aceto di mele
20 ml di estratto di vaniglia / o un cucchiaino di vaniglia in polvere  che può essere sostituito con cannella, zenzero, etc etc}
un cucchiaino di acqua di fiori di arancio oa acqua di rose { facoltativa}
Panna montata a iosa
Frutta o fiori di stagione

Passaggi

Preriscaldare il forno statico a 150°C.
Sbattere gli albumi fino ad ottenere un composto spumoso e unire il tutto con lo zucchero. Appena avrete ottenuto una meringa lucida e solida, aggiungere l’aceto di mele, l’amido, la vaniglia, l’acqua di fiori di arancio. A questo punto disegnate un cerchio con una matita sulla carta forno che andrà a foderare una teglia. Riempite il cerchio della meringa…non preoccupatevi se non sarà perfetta…meglio. Mettere tutto in forno, abbassando la temperatura a 120°C e cuocere tutto per un’ora e venti minuti SENZA MAI APRIRE IL FORNO.
Lasciare quindi raffreddare in forno socchiuso. A questo punto montate la panna, e guarnite nella cima la vostra pavlova, aggiungendo fiori e frutta. In frigorifero per venti minuti e poi servite.

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La Pavlova, una ricetta con una storia punk.

 

Assaggiai la prima volta questo dolce quando ero una bimba innamorata di fragole di bosco e panna montata. Mi piaceva la sua croccantezza che sfumava nella tenerezza di una spuma di panna, per concludere il tutto avvolgendo le papille gustative con fragoline di bosco e vaniglia.

Non ricordo dove la assaggiai: forse mia nonna durante un pranzo della domenica venne con il tram 5 e la sua pelliccia, portando sottobraccio questo incanto.

La storia è controversa: pare che fu dedicata dallo chef di un hotel in Nuova Zelanda alla ballerina russa Anna Pavlova, in tournée in quelle zone.
Della paternità del dolce se ne discute parecchio: l’Australia la rivendica come sua, io voglio credere che la leggiadria di Anna avesse fatto capitolare gli chef di ogni hotel dove soggiornava.
Non vi pare una storia un po’ punk: una ballerina dall’incarnato latteo che fa innamorare aborigeni e chef di una terra lontana battuta dal vento e dal mare.

La pavlova, quindi.  Comunque sia andata, so che però anni dopo volli provare a cucinarla. Credo sia uno dei dolci che preferisco: può essere perfetta sia d’estate che in inverno, primavera o autunno perché grazie alla facilità nel modellare la meringa stessa può diventare cuore, corona o semplicemente torta.
Può essere guarnita con frutta di stagione, panna montata o crema pasticciera. Addirittura con fiori edibili e pasta di mandorle.
Qui la nostra ricetta: non abbiate paura o timore.
Viene sempre, lei, la Pavlova e come una ballerina danzerà per il vostro piacere.

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