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Cunnilingus: un po' più a destra, anzi no, un po' più a sinistra... ecco ci siamo! | A Gipsy in the Kitchen

Cunnilingus: un po’ più a destra, anzi no, un po’ più a sinistra… ecco ci siamo!

*di Cristina Buonerba

Ragazze mie, oggi parliamo di uno dei miei piatti preferiti in assoluto: il cunnilingus. Non so voi, ma io ne vado letteralmente ghiotta. Lo gradisco a colazione, pranzo e cena. A qualsiasi ora, latitudine e in qualsiasi periodo dell’anno. Prima o dopo l’attività fisica (per mantenere la pelle giovane e ben idratata) ma anche come digestivo. In ghiaccio, al forno o persino a crudo. Insomma, per come la vedo io c’è sempre un motivo valido per ricevere un buon cunnilingus.
Se solo.
Se solo dall’altra parte ci fosse qualcuno in grado di praticarlo correttamente. Essì. Perché parliamoci chiaro, in questa rubrica siamo tra amiche e tra di noi possiamo essere oneste: alzi la mano chi non si è ritrovata almeno una volta nella vita con una testa tra le gambe e la mente che pensava a tutto, ma veramente a tutto tranne che a godere? Una serie di pensieri ci attraversano come meteore, dal “Che mi metto stasera?” al “Chissà se al supermercato ci sono ancora quelle spugnette abrasive, mi hanno veramente aiutato a eliminare lo sporco più ostinato”. Ce ne stiamo lì, confuse e molto infelici a ricevere una serie di movimenti sgraziati e inadeguati quando, in realtà, l’unica cosa che ci renderebbe veramente contente sarebbe l’intervento in sala da parte del caro vecchio Rocco Siffredi che, con tanto di penna rossa e materiale audio visivo di supporto, facesse capire al nostro lui di turno che non solo quello che sta leccando con tanta insistenza è ben lontano dall’essere il nostro clitoride, ma che se non la smette immediatamente di fare quello che sta facendo non gliela daremo mai più.

Per quanto lì fuori esistano ancora tanti baldi giovani che praticano con successo questo antichissimo e preziosissimo esercizio mandibolare (se si tratta del vostro ragazzo tenetevelo stretto, anzi strettissimo: ahimè, inizio seriamente a pensare che uomini di questo tipo stiano diventando sempre più rari; una sorta di categoria protetta che noi donne abbiamo il dovere di salvaguardare e preservare con tutte le nostre forze), dall’altra parte esistono tanti, ma tanti ragazzi che proprio non hanno la più pallida idea di come si faccia un buon cunnilingus.

Anzi, “a me non piace farlo”, dicono. Maddai? Ti ho mai detto che neppure a me piace lavare, stirare e mettere a posto la tua biancheria, prepararti il pranzo, andare a cena a casa di tua madre?

Ma mannaggia tutto quanto. Com’è possibile che un uomo che è venuto al mondo uscendo da una vagina e che trascorre gran parte del resto della propria vita cercando di intrufolarsi il più possibile all’interno di altre vagine, quando arriva il momento di dimostrare veramente un po’ di sano amore nei confronti della nostra compagna di giochi si tira indietro sperduto e terrorizzato? Ma se non fai altro che pensare a quello, com’è poi che quando ne hai una davanti sbagli tutto?

So bene che il sesso orale – tanto il cunnilingus quanto la fellatio – siano pratiche molto intime  e che a volte abbiamo bisogno di un po’ di tempo per creare maggiore sintonia, ma esistono un trilione di sfumature che intercorrono tra “conosciamoci meglio” e “ti prego smettila perché adesso ti prendo a pugni in faccia.”

L’organo femminile si sa, è abbastanza complicato. Non solo ogni donna è diversa, ma la stessa donna può essere diversa a seconda dei giorni o persino a seconda della fascia oraria dello stesso giorno. Ma ragazze mie, ho un messaggio di speranza per voi: il punto G esiste, non è una leggenda metropolitana o una destinazione tropicale che continueremo a sognare a occhi aperti ma che sappiamo già che non vedremo mai, tipo Bora Bora o le isole Tonga per intenderci (vi prego non cambiate lo sfondo che immortala spiagge bianchissime e palme sul vostro desktop con la foto del vostro punto G).

Proprio qualche tempo fa affrontavo questo argomento con un mio amico (uno di quelli che, a quanto pare, fa parte del gruppo degli uomini che si salvano) e, con la mia consueta delicatezza nel trattare l’argomento, gli ho chiesto: “ma secondo te, come mai esistono così tanti uomini che non sanno leccare la f(arfalla)? E soprattutto, come mai lo Stato non fa niente per tutelarci? Basterebbe anche poco, un piccolo incentivo mensile, una sorta di risarcimento al nostro danno esistenziale e morale. Ricevere una buona dose di cunnilingus è un nostro diritto!”.

E lui, dopo avermi (giustamente) invitata a stare calma, mi ha fatto riflettere su un dettaglio fondamentale: forse tanti maschietti lì fuori non sono proprio bravissimi perché dovremmo essere noi a guidarli attraverso questo pazzo pazzo viaggio alla scoperta della nostra vaginaland.

Il dialogo e la sincerità sono arme potentissime in grado di buttare giù i muri più invalicabili e parlare di cosa ci piace e di come ci piace è fondamentale se desideriamo veramente raggiungere il piacere fisico e mentale con il nostro compagno. Per prima cosa non vergognamoci della nostra vagina. Qualsiasi forma, dimensione, tonalità cromatica o odore abbia va benissimo e la rende assolutamente perfetta così com’è. Se il cunnilingus ci piace (in generale) ma se invece lo detestiamo quando a farcelo è proprio il nostro partner, non sentiamoci in colpa a correggerlo. Il corpo umano è un labirinto estremamente complicato e ricordiamoci che in quel momento dovremmo essere completamente assorte dal piacere e schizzare come molle impazzite e non, invece, pensare a quanto erano carini quei cagnolini che abbiamo appena visto in un video su Facebook. Ricordiamoci che chi ci ama, ama farci stare bene e darci piacere. E per scoprire cosa ci piace dobbiamo imparare a esplorarci e a saper essere anche un po’ più aperte al riguardo, senza timore. E se poi non sappiamo proprio come dirglielo… facciamoci trovare a letto con una bella bussola. O magari facciamo come la voce della signorina di Google Maps: “Girare a destra”, “Proseguire lungo questa direzione”. Oh, lei sì che saprebbe trovare le parole giuste

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