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Gnocchi al basilico

difficoltà: Facile
porzioni:
40 minuti
Ingredienti

1 kg di patate
300 gr di farina
1 uovo
sale qb
un mazzetto di basilico – va bene anche quello secco.

Passaggi

Lessate le patate: circa 40 minuti da quando l’acqua dove le avrete messe inizierà a bollire. Pelatele e schiacciatele con la farina. Aggiungete l’uovo che avrete prima sbattuto, il sale e il basilico tritato. Impastate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo e morbido, avendo cura però di non impastare troppo altrimenti saranno poi troppo duri. A questo punto togliete un pezzettino che renderete filoncino così da tagliere dei tocchetti da 2 cm. Dopodiché trascinateli su una forchetta su e giù per ottenere la famosa rigatura dei gnocchi.  Fate cuocere in abbondante acqua salata.

DANCE IN THE KITCHEN

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Gnocchi al basilico.

 

Brie quel giorno si svegliò strana: la sera prima era stata al telefono con il suo amico Riccio ed avevano parlato per ore. Lei se ne stava nascosta sotto le coperte perché mamma e papà pensavano stesse già dormendo: l’orario delle nanne era passato da un pezzo ma si divertiva troppo a raccontarsi barzellette con il suo adorato Riccio.

Riccio era uno dei primi bambini con cui era diventata amica quando si era trasferita a vivere in Gipsyland con i genitori.Si ricorda ancora quel giorno quando arrivarono dalle montagne per vivere in città. Era molto arrabbiata perché lei stava bene nelle valli verdi e poi poteva raccogliere more selvatiche con i nonni ogni giorno e mangiare la famosa crostata della nonna ogni merenda che il giorno portava.
Avevano una casa bella, grande con un giardino enorme e il papà le aveva costruito una casa sull’albero tutta sua che con la mamma avevano riempito di piccoli piatti e bicchieri. Le piaceva giocare al ristorante e si immaginava in sontuosi abiti da sera che metteva insieme unendo i foulard della mamma. Impastava torte di  radici, pizze di cespugli e vendeva d’estate fresche limonate fatte da lei a 1 centesimo per bicchiere.

Quando papà disse che si sarebbero dovuti trasferire a vivere in città per il suo lavoro, Brie si buttò piangendo disperata tra le braccia di mamma, che però non riuscì a consolarla.Le spiegò solo che i grandi a volte debbono prendere decisioni perché si deve e non perché vogliono davvero. Fa parte di essere adulti, le disse. Lei brontolò che allora non voleva mai diventare grande, che era una trappola se davvero doveva scegliere per dovere e non per piacere.
La mamma allora le promise che ogni mattina di domenica sarebbero andati a comprare il loro adorato pain au chocolat alla braserei più vicina, e poi sarebbe stata una nuova chance per conoscere altri bimbi che sarebbero diventati subito nuovi amici.

Il primo giorno nella nuova scuola era agitatissima: si era svegliata tre ore prima della campanella obbligando mamma e papà a osservare tra il caffè e il latte imperterriti la sua sfilata…non sapeva come vestirsi! Alla fine scelse una salopette di jeans e  una maglietta di cotone di sangallo gialla.
Aveva paura, le tremavano le gambe e stringendola forte a sé la mamma la baciò e le disse: “amore mio non temere nulla se non la paura stessa. Ricordati che l’abito non fa il monaco e chi sembra diverso può regalarci anche emozioni diverse. ”

La piccola Brie entrò con la sua cartella nuova e una mela caramellata come merenda. Non sapeva dove sedersi ed alla fine scelse la maestra: dopo averla presentata alla sua classe che sapeva di bouquet di matite ben temperate e gomme da cancellare, le chiese di accomodarsi al secondo posto nella fila centrale. Il suo compagno di banco era Baffo, e divennero subito amici inseparabili.

Baffo le presentò immediatamente Riccio, seduto due file indietro e i tre bimbi divennero subito tre moschettieri: sempre insieme, a giocare ogni giorno e imparare cose nuove ogni mattina.

Questo succedeva qualche mese fa. Ma torniamo alla telefonata della sera prima, che coincideva con qualche sera dopo di qualche mese fa.

Ecco, e dopo aver parlato la sera prima con Riccio, quella mattina Brie si svegliò strana come se avesse le farfalle nella pancia. Era in subbuglio, non capiva perché ma voleva solo correre a scuola e rivedere Riccio.
La mamma la vide emozionata, e intuì che la primavera aveva fatto ingresso anche nel cuoricino della sua bimba quando Brie uscì dal bagno con il suo abito preferito e i suoi capelli ben pettinati.

Non disse nulla, sorrise e pedalarono insieme fino alla scuola dove appena Riccio la vide le corse incontro e le afferrò un po’ impacciato la mano. In quell’istante arrivò anche Baffo che appena vide i suoi due amici mano nella mano iniziò a prenderli in giro il che rese Riccio ancora più timido e staccò subito la mano.
Ah i maschi, pensò Brie.

La mattinata trascorse veloce, e quando la campanella segnò la fine delle lezioni, Brie e i suoi due amici tornarono a casa di Brie tutti insieme: quel giorno la mamma aveva preparato gli gnocchi al basilico e  i tre monelli avevano una fame da lupo.
Baffo aiutò la mamma di Brie ad apparecchiare mentre Brie e Riccio sembrava in catalessi, uno accanto all’altro, a scambiarsi manine e abbracci furtivi. Scoppiavano poi a ridere quindi venivano subito colti in flagrante da Baffo che non perdeva occasione per prenderli in giro.

Finito il pranzo corsero in camera a giocare tutti insieme e quando i genitori dei suoi amici li vennero a prendere, Brie era triste di salutare i suoi moschettieri, ma ancora di più Riccio.
La porta si chiuse e rimasero lei e la sua mamma, che aveva già cominciato a far scendere l’acqua calda per il bagnato serale. Dalla cucina venivano profumi di verdura e abbracci, il suo papà sarebbe presto tornato dal lavoro con un fiore per la mamma e un bignè alla crema per lei, e pensava che doveva essere sciocca a sentirsi triste dopo una giornata così.
Eppure..

Non aveva ancora quasi fatto in tempo a prendere la mano di mamma per salire in bagno che suonò di nuovo la porta: chi può essere? Forse che Riccio e Baffo avevano dimenticato qui i quaderni dei compiti?
Aprì la porta e trovò Riccio che le sussurrò nell’orecchio se voleva diventare la sua fidanzata. Brie arrossì, e gli diede un bacio sulla guancia.
La mamma si commosse: la sua piccolina stava diventando grande.

Più tardi, quella sera, mentre la mamma le insaponava la schiena e lei aveva ancora un sorriso sognante, le chiese se anche lei per il papà sentiva le farfalle nello stomaco e le gambe che tremavano e come faceva ad essere sicura che anche lui provava le stesse cose.
La mamma prese la testolina insaponata della sua Brie e le disse:
“Piccina mia, quello che sento per il tuo papà ogni giorno, da quando lo incontrai, mi fa sentire farfalle nello stomaco e gambe che tremano.Quando ti accorgi che la tua vita è più completa quando hai accanto una persona speciale, vuoi che quella persona faccia parte di ogni tuo giorno perché non potresti mai immaginare che fosse diverso da così.  E ricorda sempre che non tutte le giornate saranno rose e fiori, ma sarai tu la contadina del tuo giardino. Abbi cura di innaffiare sempre il tuo prato, di ripararlo dalla grandine ma di considerare anche che i temporali ridonano lucentezza a campi a volte troppo arsi dal sole. Ma più di tutto, sii sempre felice della vita che decidi di condividere con chi scegli di avere al tuo fianco. Solo così la felicità che sentirai nella tua anima si rifletterà nel tuo cuore e nel cuore di chi ami”.

Brie sorrise, non capì molto bene tutto il significato di quelle parole, ma andava bene così…perchè sapeva che quel significato lo avrebbe scoperto solo vivendo.

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