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Di cinema ritrovati e cerchi che si chiudono. Per aprirne di nuovi.

Buon Santo Stefano, circa.

Anzi ormai è il 27 dicembre Mister Kringle sarà già a casa a preparare le valigie destinazione: qualcosa di esotico con la sua adorata moglie, che dopo cotanto lavoro si gode le meritate ferie, fatte di sushi a bordo piscina, massaggi, e mai thai rinforzati.

Oggi è successo qualcosa di particolarmente degno di nota: oltre ad aver terminato la mia maratona di cibo festivo con una luculliana cena a base di cinese confermando che ognuno si merita le amiche che ha, ovvero noi che mangiamo come camioniste, beviamo come alpine e pace al nostro metabolismo sperando che continui a graziarci, ho scoperto che esistono verdure senza cuore – come la maggior parte dei personaggi che affollano i nostri scenari quotidiani – cucinate divinamente dalla scuola di gourmandise asiatica e ho pure conosciuto il sommelier di Al Mercato, ma soprattutto sono tornata al cinema.

Questo non accadeva da circa un anno e mezzo: ovvero da quando la mia relazione con G. è terminata.

Vado nel dettaglio.

Con G, il cinema era un rito del weekend, uno di quei piccoli gesti entrati nella routine della domenica: nap, e poi cinema, contorniamo da circa 8€ di caramelle gommose di ogni forgia e chimicità, e seguite da abbondante tex mex e alka selzer.

Insomma: da quando ci siamo lasciati non ero più riuscita a mettere piede in un cinema…all’inizio perché mi arrecava letteralmente cuore stropicciato e un dolore del quale sinceramente non ne vedevo l’utilità. Poi perché mi sembrava di violare un tempio sacro, l’ultimo simulacro del nostro amore. Infine perché volevo costruire nuovi rituali e non avevo ancora trovato l’occasione per farlo, ma ogni volta che approcciavo l’ultima pagina di Corriere Milano conseguivo solo ottime scuse per procrastinare il mio ritorno in un cinematografo.

Quindi insomma: pioggia incessante.

Torpore da troppo cibo.

Voglia di popcorn.

Amiche sull’orlo di una crisi di nervi post natalizia.

Somma, control alt canc e voilà: tutte al cinema.

A bere birra, mangiare popcorn e piangere.

Si perché io sono quella che descrive Concato in una delle sue migliori canzoni: mi commuovo sempre davanti ai film – parlata con animali e tenerezza disarmante incluse.

Ho scelto per questo nuovo battesimo Philomena.

Philomena-header

Il nuovo meraviglioso film con Judy Dench, candidato a ben 5 premi Oscar, tratto da una storia vera, quella che i giornalisti chiamano “storie di vita vissuta”, per essere precisi.

La storia parte in sordina, con un intreccio narrativo che all’inizio non convince. Eppure poi. Poi sono fuoco e fiamme, per dirla alla chef de cuisine.

Irlanda, Inghilterra, Washington e poi ancora Irlanda.

Paesaggi poetici, presagi tra il romantico e il drammatico.

Dialoghi pacifici e morale serena: al di la di ogni religione, in ultima analisi si sconvolge chi non perdona, chi vive di ripicche e battaglie di odio. Più facile perdonare, seppure costi fatica, lacrime e dolore, ma alla fine questo dolore si trasforma in una sana e profonda malinconia, che culla ricordi e fa sognare ancora la redenzione.

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Approfondisce il ruolo di una mamma e questo mi ha commosso, scossa e accarezzata.

Non nascondo che il rapporto con la mia, di mamma, non è sempre idilliaco, e mi rendo conto, a ogni porta sbattuta, ogni ennesimo telefono attaccato e conversazione mozzata, quanto mi manchi e quanto vorrei che fosse tutto più lineare.

Ma si sa, la vita fa percorsi strani, rende difficile anche quello che più di naturale e amoroso dovrebbe esistere.

Ci sono le depressioni, le varie sfumature caratteriali, le bizze dei momenti..e puff: il tempo vola e ti ritrovi lontana, distante e quello che prima era l’abbraccio dove trovare conforto diventa improvvisamente quello da cui rifuggire nel modo più rapido possibile, che nemmeno Bolt, se sapesse.

Credo che nel mondo esistano varie scuole di pensiero, approcci, su come intendere la maternità: sentita, meno sentita, superficiale, ansiosa, opprimente, amorosa, impulsiva, cercata, non voluta. Mamme di fatto, mamme putative, mamme per nulla e solo fattrici.

Mi piace pensare che io possa rientrare in una di quelle categorie di quelle persone che nascono mamme: mi sono sempre sentita così, prima con la mia Corolle di nome Cecilia, poi con le mie amiche e infine in senso traslato in ogni rapporto che approccio: mi piace prendermi cura di chi amo, assicurarmi di proteggere la felicità di chi ho accanto e perpetuarla con piccole e grandi attenzioni, costi quel che costi.

Credo senza ombra di dubbio di aver cominciato ad amare la mia Irma ancora prima di averla anche solo immaginata, al di là di ogni TSO che qualcuno potrebbe tacciarmi o consigliarmi di fare dopo codesta osservazione.

Insomma questa mia futura bambina è già sovraccaricata di pensieri, visualizzazioni, immagini, aspettative,sogni e soprattutto amore. Povera nanin..ma non ti preoccupare, ovunque tu sia ora, ancora in potenza: avrai delle zie molto meno sentimentali e sdolcinate della tua gipsy mummy, che daranno delle sane raddrizzate di tiro alla qui presente, qualora mi trovassi a caricarti di troppe aspettazioni.

🙂

(easy peasy little pumpkin)

Back to reality , il film scuote corde e domande, alcune delle quali è bello lasciarle vagheggiare un po’ nella mente e nel pensiero.

Da questo film traspare tutto il romanticismo del cuore di una mamma.

Il pensiero fisso: starà bene?si sarà coperto abbastanza?

Ci sarà qualcuno nella sua strada che lo ama e protegge?

Quanto può sopportare l’amore?

E quanto si può perdonare in nome della felicità e di questo stesso amore?

Judy Dench come al solito è uao. Steve Coogan, anche se senza barba, è il marito ideale, oltre che bravissimo come spalla della nostra Judy.

Nel film il cerchio si chiude da dove è partito, i dettagli, seppur piccoli, costruiscono lo scenario risolutivo, facendo chiudere il cerchio dove era stato aperto.

E poi?Poi io ora come mi sento?

Bene. Anzi, ho voglia di tornare già al cinema domani, che si sa che le festività sono il periodo perfetto.

Anche il mio di cerchio è stato chiuso.

Come quest’anno che si chiude: pregno e pieno di esperienze e pensieri e strade che mi hanno portata fino qui. E sono pronta a aprire un altro meraviglioso capitolo, a tracciare un’altra stupenda O di Giotto, e questa volta sarà perfetta, magica come il cerchio magico.

Ci saranno sbavature, qualche cunetta che forse renderà questo tondo un po’ meno perfetto del previsto, ma chi la vuole la perfezione?

Sono i dettagli, abbiamo già visto, che fanno la magia.

E noi siamo un po’ maghe, che si sappia.

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8 Comments

  • LiV says:

    Eccome se si sa! 😉
    <3
    Un bacio

  • Anonymous says:

    Ok, vado a vederlo!!!!!

    Manu

  • A...lessandra says:

    oh amica mia…quanto hai fatto bene ad andare al cinema!consigliato dai migliori psicoterapeuti:ripercorrere una strada dolorosa fa bene!ne cambia le prospettive e i ricordi ad essa legati!FATTO BENE!!!certo il film non era un cinepanettone, ma quant’è liberatorio addolorarsi con la scusa di un film e sfogarsi così delle tossine che inconsapevolmente ci riempiono cuore e mente!
    FATTO BENE amica mia!
    che consolazione leggerti ai punti “mamma” e “Irma”…mi sento meno sola a questo mondo!
    io che delle volte mi ritrovo a sbattere telefoni e porte in faccia a chi mi ha procreato per poi rendermi conto che è il suo modo di amarmi…AMARMI…e quindi ritorno sui miei passi facendo finta di nulla…
    io che quando compro borse e accessori, mi ritrovo a pensare al giorno in cui con mia figlia apriremo il mio armadio e le permetterò di usare quella Chanel non adatta alla sua età o quella Falabella vintage che la farà sentire la più cool della classe 😀
    Siamo così, chérie, proiettate all’amore!perchè auto condannarci?!?!

    maghette inside fino alla fine e quando ci ritroveremo ai reciproci battesimi, ci strizzeremo un occhio e ci diremo sottovoce: “visto?” <3 <3 <3

    cuori a profusione per te

  • Melania says:

    Recuperando gli otta post persi,
    Bene.
    anche io il 26 dicembre
    ho visto Philomen,
    film che mi ha scossa per tutta la serata
    incredibile credere che una storia così, sia realmente accaduta
    incredibile credere come, avvolte le persone possano essere
    più crudeli della vita e del destino.

    Continuo a recuperare volta per volta i post persi seguendo un filo casuale,
    ogni post è una sorpresa.

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