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Prossima Fermata: Tunisia

Di Alessandro Madami, aka il Gitano

Quella mattina ci siamo svegliati presto: era il secondo viaggio di lavoro che facevo senza il mio amore. Alice  prenota l’enjoy – con i soliti sarcasmi e sbuffi, che da quando abbiamo rinunciato alla macchina accompagnano sempre le mattine in movimento alla ricerca di un’auto sharing vicina a casa.
Valigia fatta, so che di nascosto la mia Gipsy mi avrà messo qualche sorpresina che mi conforti all’arrivo in camera.
Tunisia: non ci sono mai stato e la voglia di scoprire un posto nuovo e godermi un po’ di tepore nel mezzo dell’inverno è per me fonte di vita e adrenalina.

In macchina, Brie nel sedile posteriore, partiamo alla volta di Malpensa dove mi incontrerò con il resto del gruppo. Un bacio ad Alice – ogni volta che parto sembra che debbo stare via mesi o andare in guerra: siamo molto legati e questa simbiosi porta il mio tesoro a soffrire la mia mancanza sebbene per pochi giorni…la prendo in giro, rido della sua ansia da separazione e me la stringo ancora un po’ davanti al check in. Una carezza alla nostra bambina pelosa, che contrariata decide di fare pipì tra i banchi dell’Alitalia , la valigia spedita e sono pronto per imbarcarmi.

Prima tappa di questo viaggio è  alla Medina di Tunisi: mangiamo in una tipica taverna – Al Elalì – e assaggiamo la tabuna – il loro pane fatto di sesamo nero e grano bianco – e il brick- una specie di gnocco fritto in versione tunisina. Scopro che è obbligatorio assaggiare dai piatti degli altri commensali, e non mi tiro certo indietro. Assaggio anche un meraviglioso agnello all’arancia – la vegetariana in casa è Alice, e siccome gli arrosti sono dedicati solo per Brie, appena fuggo dalle sue grinfie amo assaggiare piatti locali con carne – un pesce al forno speziato e sorseggio un mojito analcolico che mi disseta e rinfresca, approfittando della vista dalla terrazza che affaccia sulla Medina e lascia senza fiato – mi sembra di intravedere le favole di quando ero un bimbo con Aladino che vola sui tetti e fa magie in segreto.

Per smaltire queste delizie decidiamo di scoprire la Medina: per me il centro di vita e attività di questo popolo dove si possono scoprire profumi, sentori e capire meglio chi ci ospita in questa terra ancora sconosciuta. Mi perdo nel caos: uccelli, serpenti, conigli giganti, scimmie. Fidatevi di chi vi invita nel suo negozio perché vi porteranno nelle loro terrazze che sono quasi sempre luoghi magici dai quali osservare nuove prospettive di angoli nascosti. Lasciatevi guidare dagli odori dei caffè e di tè, comprate spezie e sorridete mentre contrattate i prezzi di ciò che volete portare a casa.

Il giorno seguente ci dirigiamo verso Hammamet -conosciuta dagli italiani per i fatti di cronaca degli anni 80, città molto turistica ma con angoli preziosi fatti di spiagge di pescatori e piccoli caffè dove è possibile fumarsi la shisha in riva al mare. Io curioso in giro sperando di riconoscere la dimora di Gaetano Pesce, indiscutibile maestro italiano di design. Di nuovo mi perdo tra le vie della Medina, che questa volta scopro essere di un bianco abbagliante, con rigogliose agavi a costeggiare le vie, porte colorate e piena di disegni sui muri di pesci diversi – di ogni grandezza e colore. Li seguo come Alice segue il Bianconiglio e scopro Zaruk,  un artista che mi ha portato nel suo atelier: un signore anziano dai capelli bianchi vestito con una tuta blu da operaio, un viso pieno di rughe che raccontano leggende antiche e storie . Il suo atelier è molto buio con un pertugio di luce che illumina i pennelli e i colori che usa per dipingere. Ne sono rimasto affascinato, perdendomi con la fantasia nelle sue sculture e tra le sue tele.

Penso alla mia Alice, mi guardo il tatuaggio – lo sapete che in suo onore quando andammo in Australia mi feci tatuare proprio un’Alice – un’acciuga. Lei rise, lo trovò – mi disse – il gesto più romantico che qualcuno mai le avesse dedicato. Mi torna in mente la canzone di Lorenzo Jovanotti, quando dice:

In questa terra
Lontana da casa
Lontana da te
Che sei la mia casa
Ovunque tu sia
Tu sei l’anima mia
Sei un campo di malinconia
Quando non sono da te
Sei un campo di frutti dolcissimi
Quando sei qui con me
Contadino del cuore
La mia gioia mi costa sudore
Io ti amo e fuggo lontano
La misura di quanto ti amo
È il pianeta
Di ogni viaggio lontano
Da te sei la meta

Eh si, perché lei è la mia stella cometa. Lei, la nostra casa che sa di noi, i nostri bimbi pelosi. Una fitta mi sorprende il cuore, mi fermo, le mando un whaztusp. Appena mi risponde il cuore recupera i battiti.

Ci spostiamo, andiamo a Nabeul per scoprire le ceramiche fatte a mano, il suo mercato del pesce e per lasciarci inebriare del profumo dei fiori di arancio, di geranio e di gelsomini. Troviamo una produzione tessile di tappeti incredibile, profumi di dolci tipici e distillati (acqua di rose, acqua di fiori d’arancio, distillato di menta). Penso a che piatti potrebbe fare la mia Gipsy. Già immagino profumi di torte e di forni accesi nella nostra cucina.

Proseguo il mio viaggiare e non mi lascio scappare l’opportunità di visitare il Museo del Bardo, alla periferia di Tunisi.  Questo museo infatti contiene la più ricca collezione di mosaici romani del mondo, tutti in perfetto stato di conservazione. Situato nella fastosa residenza del bey del XIX secolo, circondata da un grande giardino ricco di essenze locali, si sviluppa su tre piani ed è caratterizzato da una particolare luminosità naturale che esalta i reperti esposti. pensate che per costruirlo ci sono voluti 5 secoli. Il palazzo, che nel 1899 era stato ampliato con l’aggiunta del Piccolo Palazzo per ospitarvi le collezioni d’arte islamica, fu dichiarato monumento storico nel settembre 1985. I mosaici mi ricordano molto i nostri pixel: mentre passeggio per le stanze del museo sorrido tra me e me per questo parallelismo che ho immaginato.

Concludiamo con Sidi Bou Said nel nord della Tunisia, a circa 20 km dalla capitale. Qui la Gipsy mi messaggia subito e mi dice che uno dei suoi miti, Azzedine Alaia, ha casa qui. Rimango folgorato da questo insieme di case ordinate tutte blu e bianche.Non è molto grande, ci sono stupende terrazze che sanno di mare e serate lente. Da non perdere un pranzo alla Maison Blue: 13 suites, una Spa da perderci la testa e reperti archeologici che non si trovano altrove e costruiscono lo scheletro di questo meraviglioso palazzo. Tutte le zone comuni hanno la vista sull’Oceano, e la bellezza di questo posto è riconosciuta a livello mondiale da quando è entrato a far parte della lista dei patrimoni protetti dall’Unesco.

Un bilancio su questo viaggio: mai avrei pensato che la Tunisia avesse così tanto da raccontare e offrire. Sono stato felice di scoprire questi posti fatti da persone uniche nel loro genere. Se riuscite visitate il sito archeologico di Dougga a Cartagena:qui trovate qualche foto ma non vi dirò null’altro se non di andare a visitarlo personalmente.

DOVE DORMIRE

A Tunisi, Dar el Médina (64, rue Sidi Ben Arous, 216-71-56-30-22, www.darelmedina.com) è di gran lunga la prima scelta. È un’antica casa privata trasformata in una splendida e confortevole locanda di 12 camere, gestita ancora dalla stessa famiglia che ha costruito la casa 183 anni fa. Una camera doppia costa €180.

Fuori dalla medina, il 49 Palace Tunisia Palace Hotel (13, avenue de France; 216-71-24-27-00; www.goldenyasmin.com) è un edificio bancario impeccabilmente rinnovato, con doppi che partono da 185 dinari a notte.

Un’opzione più orientata al budget è il sobrio Carlton Hotel di 80 camere (31, avenue Habib Bourguiba; 216-71-33-06-44; www.hotelcarltontunis.com), che dispone di camere doppie per 96 dinari, colazione compresa .

A Sidi Bou Said, il Dar Saïd (Rue Toumi, 216-71-72-96-66, www.darsaid.com.tn) è bello e lussuoso. Le sue 24 sale vanno da 275 a 480 dinari.

DOVE MANGIARE

Dar El Jeld occupa una vecchia dimora nel cuore della medina di Tunisi (5-10, rue Dar El Jeld, 216-71-56-09-16; www.dareljeld.tourism.tn). Le cene del Prix-fixe vanno da 45 a 80 dinari, senza vino.

Il sopra citato  Al Elalì.

QUANDO ANDARE

In tarda primavera e autunno, è ancora abbastanza caldo per andare in spiaggia, ma non così caldo da rendere la città insopportabile.

 

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