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Il futuro che c’è ma non si vede | A Gipsy in the Kitchen

Il futuro che c’è ma non si vede

Dalla nostra redazione, la filosofa Silvia Grasso

Le vie del possibile sono infinite. Alcune inimmaginabili e, per questo, mai rivelate. Se mai dovessi essere costretta a rispondere all’eterno interrogativo sul senso della vita, con molta probabilità risponderei: è la ricerca delle possibilità. Oppure, meglio, la scoperta dell’esistenzadelle possibilità.

L’essenza del tempo scandisce il ritmo della vita e con esso la sua ricerca del possibile, di possibili percorsi inesplorati, la cui scoperta è tutt’altro che ovvia ed evidente. Per averne conferma, è sufficiente fermarsi, osservare e parlare. Perché se è vero che, senza correre il rischio di cadere in luoghi comuni, c’è una importante fetta di giovanissimi coraggiosi che corrono incontro alla vita, è altrettanto vero che esiste una fetta di giovanissimi (e non) immobilizzati dall’assenza delle loro possibilità. Immobilizzati dalla credenza dell’assenza.

Éun cancro sociale, una catena, una resistenza buia che non lascia intravedere la luce delle strade alternative. I ritmi segnati dalla società ci impongono e suggeriscono che c’è un tempo per tutto necessario per la piena realizzazione personale,  e i mancati appuntamenti con i tempi sociali determinano il fallimento personale. Hai fatto tardi? Ormai è troppo tardi.E così che in una società iperattiva e veloce, la lentezza assume clamorosamente i caratteri del fallimento. Il confronto con l’altro, necessario per la costruzione identitaria, si trasforma pericolosamente nella distruzione dell’identità nascente, un aborto prematuro che nega il diritto alla vita stessa. Ma davvero qualcuno o qualcosa possono essere autori prepotenti dei ritmi personali dello scorrere delle nostre vite?  Davvero qualcuno o qualcosa possono dirci quando-fare-cosa?

La bellezza di una identità si nutre della differenza, e la differenza scandisce i ritmi personali di tempi vitali, nostri, intimi, unici. Èproprio nell’iperattività diffusa che la lentezza assume un valore prezioso da difendere, il respiro del tempo diventa la pausa necessaria per agevolare nuove scoperte, ed è nel disattendere le aspettative altrui che si annida il germe della possibilità, alternativa di essere, speranza.

Questa speranza negli ultimi 15 mesi solo in Italia, troppi giovani l’hanno perduta in modi tragici. Tre giovani ragazzi l’hanno perduta completamente fino al punto di abbandonarsi prima nella costruzione di una menzogna che li ritraeva in procinto di laurearsi (come la società imponeva pressantemente) per poi porre fine definitivamente alle loro giovani, possibili vite. Il mancato raggiungimento del loro obiettivo, per loro l’unico apparentemente possibile, ha costituito la causa di una solitudine incolmabile  mentre urlavano disperatamente la volontà di vivere nell’atto stesso di decidere di spegnersi per sempre.

Non si può immaginare cosa abbiano provato, non si può prendere il loro posto e non si può provare il loro dolore, ma si può e si deve urlare tutti insieme la volontà di vivere che ci appartiene, il diritto di rispettare i nostri tempi, il bisogno possibile di scovare nuove sorprendenti alternative inaspettate e sconosciute, per tutti i giovani che restano e per tutti coloro che sono confusi e ammutoliti ma non sono soli.

Le strade alternative sono infinite, e tutte si dirigono verso il futuro.

Quel futuro che esiste anche se non si vede.

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