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La violenza economica: come riconoscerla, come evitarla

Dalla nostra redazione, il nostro Avvocato Federica Brondoni

Come promesso nell’ultimo post, è arrivato il momento di parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore: la violenza economica all’interno di una relazione sentimentale (di qualsiasi colore essa sia, beninteso).

Anche se siamo abituati a sentire parlare solo di violenze fisiche o psicologiche, si tratta di un fenomeno ormai riconosciuto, assolutamente da non sottovalutare in quanto spesso è proprio la violenza economica che impedisce alle donne (più raramente, anche agli uomini) di uscire da rapporti malati.

Purtroppo l’approccio critico a questo problema è ancora condizionato da una serie di preconcetti, in quanto parlare di denaro o di potere economico collegandoli ai sentimenti a molti appare sconveniente. Spesso la violenza economica si cela dietro comportamenti socialmente accettati: paga mio marito, mio marito lavora e io guardo la casa e i bambini, ecc. In realtà, autonomia economica (che in certi ambiti culturali, soprattutto se riferita al rapporto di coniugio, è un concetto che ancora viene connesso ad istanze quasi rivoluzionarie e sovversive rispetto alla famiglia tradizionale) significa banalmente avere la possibilità di uscire – anche logisticamente – da una situazione  pericolosa.

Come si manifesta questo tipo di violenza (farò riferimento ad una violenza ai danni delle donne, solo perché sono i casi più diffusi):

Ø  quando il partner riconosce un compenso periodico, di solito di ammontare fisso, alla donna e, in aggiunta esercita il controllo sulla sua gestione o pretende rendiconti dettagliati della gestione del denaro;

Ø  quando la donna è tenuta all’oscuro delle entrate finanziarie in famiglia;

Ø  quando alla compagna vengono dati esclusivamente i soldi strettamente necessari per la spesa della coppia o della famiglia, magari anche in misura insufficiente;

Ø  qualora vengano negati i soldi per medicine o cure mediche;

Ø  quando l’uomo si arroga in esclusiva il potere di scelta su come spendere i soldi della coppia;

Ø  quando l’utilizzo del bancomat o della carta di credito comune viene impedito;

Ø  quando si ha un conto corrente comune, anche con firme disgiunte, ma l’uomo si occupa in esclusiva della sua gestione, oppure accompagna sempre la donna a svolgere le operazioni, condizionandone il contenuto;

Ø  quando il patrimonio di famiglia viene dilapidato ad insaputa della moglie, o addirittura quando viene dilapidato il patrimonio della moglie;

Ø  quando la compagna viene obbligata o convinta a firmare documenti senza che ne venga spiegata a ragione o l’utilizzo (magari si tratta della richiesta per un mutuo, un’ipoteca, una cambiale, ecc.) o a fare da prestanome (società, automobili, barche, ecc.);

Ø  quando si “svuota” il conto corrente in previsione della separazione.

Cosa si può fare:

  • cercarsi un lavoro, qualunque esso sia: uno stipendio mensile, per quanto di modesta entità, assicura un minimo di autonomia ed evita che si generino situazioni del tipo “tu stai zitta, che a te ti mantengo io”;
  • aprire un conto corrente o una cassetta di sicurezza, dove depositare un po’ di denaro (in caso di situazioni che richiedano un allontanamento urgente) e i propri documenti e/o beni di valore;
  • evitare che il proprio stipendio venga dedicato in totale ai bisogni della famiglia (il che avviene spessissimo): è meglio una contribuzione paritaria, in proporzione con i rispettivi stipendi;
  • avere conti correnti separati: non significa certamente amare di meno o non fidarsi;
  • cercare di condividere le scelte familiari ed economiche, meglio ancora se essendo a conoscenza delle entrate o delle reali possibilità economiche del partner o della famiglia;
  • ovviamente, a meno che la casa comune non sia già originariamente di proprietà del partner, cointestare al 50% gli immobili o il contratto di locazione;
  • non firmare alcun documento senza prima ricevere o cercare all’esterno informazioni chiare e precise su cosa sia e quali conseguenze implichi, allo stesso tempo non accettare di fare da prestanome per l’intestazione di società, case, auto, moto, barche, ecc.

Prometto che il prossimo post riguarderà un argomento più frivolo e divertente, col solito tono semiserio, ma era importante dare – a chiunque ne avesse bisogno – qualche informazione chiave. E ricordatevi, amici e amiche, indipendenza (in tutti i sensi) non significa meno amore!

Buone vacanze e fate i bravi, che poi sennò tocca andare dall’avvocato

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