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Risvegli, Ottobre, Autunno.

Siate gentili: Un antidoto alla Paura
Dalla nostra redazione, Silvia Grasso /Philosophy Gipsy

Quando Alice mi ha proposto, prima dell’estate, di tenere una rubrica nel suo blog ho subito accettato senza esitare. Poi è arrivata la pausa estiva che, per me, coincide sempre con un momento di riflessione ma anche di affanno e di estraneità. Affanno di recuperare le cose sospese e progettarne di nuove, affanno di recuperare pezzi di tempo necessari per osservare e stare in silenzio, affanno di cercare di comprendere ciò che è estraneo, ciò che non sempre è facilmente comprensibile anche se potrebbe essere intuitivo, leggero come il vento, mutevole come il cielo e le sue nuvole. Ma si sa, siamo nella società degli affanni dove ansie e angosce operano indisturbate sulle sorti affaticate di anime sempre più isolate nel loro essere iperconnesse. La solitudine e la disperazione generano il caos e prima di esso la paura del suo innescarsi: La paura di non riconoscersi ed essere estranei a se stessi.

Albert Camus in quel romanzo straordinario che è Lo straniero, identifica nell’estraneità una caratteristica fondante del sentire umano che, nel manifestarsi, costituisce il suo essere. Si è stranieri nei rapporti con gli altri, con il mondo e, soprattutto, con se stessi. Una sorta di grado zero necessario per essere esteso, sviluppato, imprescindibile manifestazione dalle molteplici declinazioni, soglia da affrontare, gestire e superare. Si ri-presentano soglie da superare di continuo e ormai siamo diventati abili nell’immaginare di aggirarle ma le cose si complicano in circostanze inusuali. Immaginate, ad esempio, l’esperienza di un viaggio, magari esotico e lontano, immersi in una cultura radicalmente differente, da soli a relazionarvi con una lingua sconosciuta, usanze sconosciute, culture sconosciute. State facendo esperienza del diverso mentre, nello stesso momento il diverso siete voi. Eppure (lo dico per esperienza diretta) alla paura iniziale dell’evidente incapacità di immediata relazione può far seguito una sorprendente sensazione di piacevolezza che si alimenta proprio da quel sentirsi estraneo, uno smarrimento isolante che ci costringe a fare i conti con la nostra soglia che ci impone di accettare e conoscere quella parte di noi che ci è ancora sconosciuta. Eccolo il nostro grado zero: all’inizio può essere tutt’altro che piacevole, ma l’accettazione e comprensione di quello che ci è ignoto sarà successiva. È una forma di accoglienza, di ospitalità veicolata dalla gentilezza. È la gentilezza il veicolo segreto per riconoscere l’estraneo del mondo e l’estraneo che c’è in noi. Siate flessibili, siate clementi, siate gentili. Accogliete ciò che c’è di diverso con la riconciliazione, e noterete che il meccanismo dell’ospitalità è qualcosa che si avvicina molto a quella bellezza che si nasconde nel particolare e di cui siamo costantemente alla ricerca.

L’autunno è la mia stagione dei risvegli,lenti o frenetici, ma è pur sempre la stagione dei risvegli. E la parentesi estiva, dileguata nel Settembre appena concluso, in questo nuovo Ottobre prende forma, si concretizza, si sviluppa, si risveglia. È l’ansia e l’eccitazione dei primi giorni di scuola o del dolce conforto della routine familiare, i turni di lavoro scanditi dal ritmo della corsa, le nostre zone di confort, che fino a ieri erano travestite da illusoria libertà sconnessa dal tempo e dallo spazio. Recuperate la bellezza dell’esperienza estiva dell’estraneità e svegliatela, portatela con voi nel vostro Autunno e praticate la gentilezza ospitale nella vostra quotidianità rivolta a tutto quello che di estraneo incontrate. E ricordatevelo, anche quando quell’estraneo siete voi.

Buon risveglio e Buon inizio di Autunno.

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