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DEPRESSIONE: CONOSCERE E AIUTARE

Dalla nostra redazione, la “Dottoressa” Vittoria Magenes

Care gitane, oggi affrontiamo un argomento importante e, purtroppo, troppo spesso stigmatizzato e sottovalutato: la depressione.

Un recente studio europeo evidenzia che la prevalenza dei disturbi depressivi nel corso della vita in Italia è dell’11,2% (14,9% nelle donne e 7,2% negli uomini). La depressione, quindi, non è una malattia rara, ma un mostro che può soggiogare la mente di tante persone: amici, parenti, noi stessi.

Per poter sconfiggere questa malattia dobbiamo, però, imparare a conoscerla.

Prima di tutto occorre specificare che la depressione, intesa come disturbo dell’umore, va distinta da più generici stati di tristezza o demoralizzazione. Ci sono vari sottotipi di depressione e esistono dei criteri specifici per diagnosticare questa malattia, contenuti nel ‘DSM’, un manuale diagnostico per i disturbi mentali.

Le persone affette da questo disturbo presentano sintomi come profonda tristezza, pensieri pessimistici, perdita di interesse verso le attività quotidiane, perdita di piacere per tutte quelle cose che prima scaldavano il loro cuore, difficoltà a concentrarsi, memorizzare, imparare. Cambiamenti fisici, come aumento o diminuzione di peso o profonda stanchezza, affiancano spesso questi disturbi dell’umore.

Questa malattia provoca vari cambiamenti nella vita di chi ne soffre: i rapporti con gli altri diventano pesanti e svolgere le attività quotidiane una vera fatica. Altrettanto faticoso è il tentativo di nascondere o negare agli altri il proprio disagio interiore, prova che, spesso, i depressi si sentono in dovere di affrontare, anche a causa dei pregiudizi che, purtroppo, ancora oggi accompagnano i disturbi di questo tipo.

I malati di depressione sono generalmente restii a chiedere e accettare aiuto, sia da parte di uno specialista, sia dalle persone a loro più care. Tra le cause di questo atteggiamento, correlato alla negazione della patologia, risiede il senso di inadeguatezza che questo tipo di malati prova riguardo alla propria condizione.

Più passa il tempo, però, più questa brutta malattia opprime chi ne soffre, colorando di nero ogni sfumatura della vita. Come occhiali scuri che impediscono di vedere la bellezza dei raggi del sole.

In Italia, meno del 30% dei depressi chiede aiuto: la maggior parte dei malati tende a isolarsi, peggiorando così la propria situazione e soffrendo sempre di più.

Come possiamo, quindi, aiutare un amico o un familiare che si trova a vivere quest’incubo? Non esistono vere e proprie regole da seguire: ognuno di noi è diverso e diversi sono i modi in cui possiamo offrire il nostro aiuto a chi ne ha bisogno. È importante, ma spesso difficile, accettare che la depressione è una vera e propria malattia, come tante altre, anche se i sintomi sono poco visibili e difficili da comprendere. L’accettazione è il primo passo per aiutare davvero.

Fondamentale è parlare con chi è depresso e cercare, per lui, il sostegno di uno specialista, senza paura né giudizio. Il medico che si occupa di questo tipo di disturbo è generalmente uno psichiatra, spesso affiancato da uno psicoterapeuta.

Queste figure professionali sapranno prendersi cura della persona depressa e consigliare amici e familiari riguardo al corretto modo d’agire.

Attualmente le cure più efficaci per la depressione sono il trattamento farmacologico e la psicoterapia cognitivo comportamentale. Cure che devono essere valutate e, eventualmente, prescritte da uno specialista: il percorso terapeutico varia da malato a malato, a seconda della condizione iniziale e dei progressi fatti, motivo per cui è opportuno rivolgersi agli esperti.

Non sempre i ‘non addetti ai lavori’ riescono a comprendere questo tipo di sofferenza, ma sostegno incondizionato e pazienza costante significano molto per chi soffre.

Concludendo, vi lascio qualche parola di Mattew Jhonstone, autore di un toccante libro nel quale identifica la propria depressione come un ‘black dog’:

The most important thing to remember is that no matter how bad it gets, if you take the right steps, talk the right people, black dog days can and will pass.[…] I’ve learned through knowledge, patience, discipline and humour, the worst black dog can be made to heal.”

 

 

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