Diario di cova

Ormai siamo al transfer n° 6. 6 tentativi. D cui 4 falliti, 1 messo a segno ma terminato nel più drammatico dei modi: al 4 mese abbiamo salutato la nostra bimba che era troppo speciale per non tornare lassù, in quell’arcobaleno.

Per ricapitolare: prima stimolazione giugno 2017. Congeliamo 6 blasto, la settima stessa ne impiantiamo una: la settima, la migliore. O in gergo medico, “Il fresco”. Rimango incinta subito, una gioia. Ma al 4 mese, al momento degli esami diagnostici, si scopre che alla nostra bimba non è cresciuta una parte di cervello. Incompatibile con la vita, questa è la diagnosi. Il suo cuore batte forte ma ci viene detto che se anche portiamo a termine la gravidanza, la bimba non ha alcuna aspettativa di vita.

Un dolore così forte da non sembrare vero. Uno shock così tremendo da risultare difficile da crederci. Poniamo fine alla gravidanza. Prima dell’anestesia piango disperata. Così tanto che l’infermiera che è addetta alla mia anestesia scoppia a piangere con me. Accanto sfilano papà felici con bimbi appena nati.  Mi risveglio da quel buio per un’unica ragione – la stessa che mi fa combattere come una leonessa:forte dell’amore che nutro per il mio uomo che è li ad aspettarmi in quella sala d’aspetto così piena di troppa gioia per quel momento per noi così tragico. E’ li da solo, il mio unico pensiero è riabbracciarlo.

Voglio abbandonare il torpore per sentire il male che dilaga dallo stomaco al cuore e esplode negli occhi: bisogna sentirlo questo dolore per capire quanto è profondo questo baratro in questo posto chiamato cuore: contiene amore, contiene gioia ma solo nel dolore ti rendi conto di quanto è profondo. Mezz’ora e 4 mesi di speranza e felicità vengono spazzati via nel giro di 20 minuti. Voglio solo tornare a casa e stenderci tra le nostre cose, nei nostri profumi.

Da lì partono mesi di ricerca dei perché . Dicono che un figlio sia dono di Dio. Forse non lo meritiamo.
Procediamo in barba alla mia tiroide che nel frattempo si è ammalata e scongeliamo altre tre blasto che trasferiamo in due mesi – novembre e dicembre.
Esiti pessimi.

Ricomincia la trafila degli esami. Cambio dottore perché dopo che accade qualcosa così, parte la caccia alle streghe, e la mia strega era il mio dottore che tanto ho amato ma che mi ricordava troppo un dolore a cui non sapevo dare nome.
Cambiamo dottore – altro giro altro regalo.

Almeno speravo.

Invece scongeliamo le atre due blasto e ancora beta negative.

Quindi sesto transfer. Sesta e ultima blasto di quelle congelate. Odio fare il conto delle probabilità, anche perché in questo percorso becchiamo sempre i casi più fortuiti. Quindi mi astengo.

7 transfer. Due dottori. Troppe informazioni. Un sacco di letture poco edificanti su internet tipo: sono normali le perdite di acqua al 1 pt?Posso dormire a pancia in giù?

Diario di cova, giorno 1.
Ansia. Ho deciso di mettere 4 ovuli di progesterone al giorno, invece che tre. Non ho portato fuori Brie e Baku, i movimenti sono stati ridotti al minimo.
Passo da momenti di pensiero positivo al 100%, a momenti di buio, black out totale.
Passo da riempire carrelli di buone intenzioni – tipo imparare a sferruzzare per il baby – a momenti in cui supplico il mio ginecologo su whatzup di avere già pronto il piano B.

Così ho deciso di scrivere.
Anche perché questa volta nessuno lo sa, di questo tentativo.
Per superstizione?Forse.
Per evitare che insieme alle nostre speranze si fracellino anche quelle di chi amiamo? Sicuramente.

Scrivo e spero che qualunque sarà il risultato queste righe possano essere utili. A me – per spurgare dolori e attese. A voi, che siamo un esercito lì fuori.
Sto evitando il sushi. Ieri sera mi sono addormentata sognando il salame così oggi ho sprecato 4 righe di un post di viaggio a raccontare com’era il tagliere di antipasti che mangiammo. Evito il vino da un mese. Mi impongo di ricordarmi la routine medica: folina + eparina + estrogeni ogni 72 ore. Ah!Eutirox, in alternanza 50/75 al mattino.

Non ho sonno. E’ un brutto segno?Sono proprio super sveglia. Per niente stanca.Ho una faccia orribile ma non ho sonno, cazzo.Le donne incinta hanno sempre sonno.
Ho male alle ovaie. Cosa vuol dire?

Penso alle cose da fare e vado in sbattimento: tutte le consegne di ricette, e se stare in piedi mi fa male?Penso che se fossi io dall’altra parte mi consiglierei proprio di fare una torta, per distrarmi.
Non mi alzo dal letto, nutro i miei pelosi di popcorn e il mio Gitano di pizza. Che chiaramente va lui a prendere perché io non mi alzo dal divano. Fortuna che è weekend, così ho anche la scusa per non fare niente.
Ma poi siamo sicuri che il niente faccia davvero bene?

(Ricordati di respirare alice, ricordati di respirare)

A questo giro nel durate – di solito tremo dall’agitazione tantissimo – ho pregato. Ho pregato chiunque il quel momento potesse sentirmi. Ho pregato l’universo. Ho supplicato.

Mi chiedo sempre se nella morale cristiana è previsto qualcuno che supplica chiedendo il miracolo anche se non è davvero poi praticante.
Mi sono anche concentrata sulle pareti color senape. Sulla ragazza dopo di me a cui ho detto di seguirci sul blog. Sulle strisce sul pavimento. Sull’infermiere del Sud che mi raccontava del suo bassotto. Sul tempo. Sul fottuto dolore che questa volta mi ha fatto il Dottore inserendomi la sonda. Sulla pipì che mi scappava da più di un’ora.Sulla sessione di Phyl del giorno prima. Sulle ricette da consegnare.
Ammetto però che soprattutto come dicevo poc’anzi ho supplicato. Senza vergogna, con intensità. Ho pregato.E per me è già una conquista perché da quando Aria se n’è volata via, io proprio non riuscivo più nemmeno a concepire la preghiera.

Mi riecheggiano le parole di J-AX, quando dice ” se il figlio è un dono di Dio, questa è la mia punizione.”

Non smetto di avere coraggio, continuo con le punture in pancia. Questo giro l’eparina mi ha reso tutta una chiazza blu come una nouvelle mucca viola. Inoltre c’è qualche eccipiente che mi da fastidio – nello specifico forse solo una cimice cinese – ma ho pure il braccio massacrato di tonfi.

(Ricordati di respirare alice, ricordati di respirare)

Io vado avanti, finché si può, ma prego e supplico che questa volta il nostro bimbo abbia trovato casa in noi e la nostra coraggiosa blasto abbia trasformato in casa la mia pancia.

Se succederà il miracolo giuro solennemente di non lamentarmi mai: delle notti insonni, delle birichinate del pupo, delle aspettative che da buon figlio certamente a un certo punto non attenderà. Sarò solo per sempre infinitamente grata. Se accade il miracolo.

(Ricordati di respirare alice, ricordati di respirare)

Il non aver alcun controllo su questa situazione è frustrante. Il sapere di stare facendo tutto il possibile – e ciononostante ancora nulla – non è rincuorante, ma profondamente angosciante.

Il vicino ha portato dei dolciumi. Della mia pasticceria preferita. Se ne mangio uno è grave?
Mi sono messa il rossetto, così da sembrare un minimo normale. Questa sera pesce fresco e Netflix.Divano rigoroso.
Progesterone e rossetto/ paradosso, soprattutto se penso che là sotto ci sono effluvi di eccipienti che fuoriescono senza controllo.

Sta sera la chiudo così, cercando risposte in internet e  si: concedendomi un cannoncino.Concentrandomi sul sapore della crema pasticciera.

Diario di cova giorno 2

Sono passata dal letto al divano. Dal divano alla sedia. E conto di tornare presto sul divano. Stesa.
Sogno che la nostra collaboratrice domestica venga tutti i giorni di questi 10 giorni ma siccome non lo farà – anche perché non possiamo permettercelo- sto gettando le mie ansie da cova sulla pulizia di casa, quindi sul povero gitano: amore, svuota la lavapiatti. Amore porta fuori brie e Baku. Amore passa l’aspirapolvere. Amore sistema il divano.Amore mi appendi le decorazioni di Halloween. Amore scongela la carne per i bimbi pelosi per sta sera.Amore ho fame, ordiniamo una pizza.
Amore mi ha mandato giustamente a quel famoso bel paese e si è messo a giocare la playstation, motivo per il quale io ho cominciato a disegnare.
In realtà sono molto più serena delle scorse volte – un paradosso eh? M sdraio persino sul pavimento con i miei cani e oggi ho fatto due volte le scale.
Non ho voglia nemmeno di fare shopping online: o meglio avevo trovato il completo perfetto su J.Crew ma come al solito la mia taglia arriva a gennaio 2019. Ora che me ne faccio di una gonna senape a gennaio 2019?
Ho iniziato a sapere di progesterone. Ho sempre quel retro dolore alla gamba destra, non ho evacuato e stamani ancora un po’ il cuore mi balza fuori dalle orecchie – tachicardia a mille dovuta al fatto che mi ero scordata di fare l’eparina. Appena fatta, il ritmo ha ripreso.
Di base lo scoglio più grande è al mattino, quando mi devo ricordare: eutirox,progesterone,folina,eparina. al pomeriggio è tutto in discesa perché ho solo il progesterone. Ma stamani avevo da cambiare anche i cerotti, quindi sono andata in confusione.Almeno credo.

Sta sera credo che vorrò una pizza. In fondo oggi avevo la dose più alta di eutirox e a pranzo ho mangiato solo un uovo semi sodo e il porridge con latte di mandorla.
A voi sembrano pare inutili ma vi posso assicurare che in questi momenti persino come appoggi la penna diventa un problema. Motivo per cui mi tengo ben lontana da altre scelte: tipo appunto – gonna blu o gonna senape?

Ieri la mia vicina mi ha mandato un link per la ICSI a Riga.
Io continuo a parlare con un fagiolino che spero si sia ben annidato nel mio corpo supplicandoci di sceglierci come famiglia: non siamo male. Forse un po’ pazza – quanto meno quel che potrebbe essere la tua nonna materna. Sicuramente ci vogliamo molto bene, e abbiamo fatto dei nonostante i punti di forza, laddove le carenze sono sempre assenze giustificate, le coccole non mancano mai, le risate sono il tratto distintivo del tuo probabile papà. Abbiamo molti peli in giro perché non sarai figlio unico se ci scegli, am avrei due fratelli pelosi che riceveranno l’imprinting più antico – come per intenderci quello che la figlia di Bella e Edward nell’ultima saga di Twilight ha avuto sul semi lupo jack. Ecco lui prima voleva mangiarla poi finisce che si innamorano. Non che Brie o Baku vorrebbero mangiarti, ma certo è che ti laveranno il uso con i loro baci e ti ruberanno qualche gioco. come d’altronde tu ruberai loro la pappa e qualche palla da tennis che vaga sempre indisturbata per casa.Baku addirittura a halloween lo potrai cavalcare – è in sembianze un orso e in grandezza un cavallo. Ma ha un cuore buono, così buono che il miglior cioccolato del mondo nemmeno si avvicina come bontà al suo grande cuore.E poi i nonni paterni abitano in una casa perfetta per nascondini e case sugli alberi, tuffi in piscina e raccolte di pigne.
Insomma.Faccio questi discorsi tra me e me, spero che tu li possa percepire. Sperando e cercando un miracolo debbo per forza credere alla magia.
Vado a mangiare un altro uovo sodo. Sperando che i dolori che sento alla schiena sia solo il mio plesso solare che irradia amore al mondo.

Diario di cova, giorno 3

Oggi svegliandomi mi sono truccata. Ed ho anche visto un po’ di cose che vorrei comprarmi, ho voglia di sentirmi bella. Una cosa che non ti dicono di questo percorso è che la tua femminilità è sotto attacco. Per vari motivi. Non che io mi lamenti: tutto purché questo bimbo sognato trovi la nostra famiglia.
Il primo motivo comunque  senza dubbio sono le punture in pancia: la pancia diventa a chiazze, tumefatta. Si gonfia. In realtà io mi sento tutta gonfia. Il che porta al secondo motivo: farmi vedere così dal Gitano mi provoca un certo fastidio- tanto quanto le scemette che su Instagram si fotografano in slip e reggiseno CK. Non perché mi vergogni, ma perché lui ha una immagine di me che vorrei conservasse. Per lo più sono mie pare perché di base mi dice sempre che mi ama così come sono – anche se i muscoli del didietro non sono più quelli di qualche anno fa. Il terzo motivo è che di base mi succede di annientarmi nell’attesa delle beta. Non mi considero, non mi guardo. vivo un po’ in apnea i giorni che ci separano dal prelievo fatidico. Questo sempre, abbastanza in generale.
Comunque oggi mi tira la pancia. All’inizio, diciamo all’epoca transfer numero 2 – avevo paura anche ad addormentarmi. Invece adesso – transfer numero 6 – penso che davvero la vita che conduco in quest giorni sia oltre il relax: gli impegni di casa sono delegati, gli impegni di lavoro rallentati e gli impegni mondani – poi mondani, siamo tutto fuorché mondani – annullati.Quindi non credo che possa compromettere la buona riuscita una scala che faccio per salire dalla camera al salotto, o se faccio movimenti troppo veloci spostando una pentola da un fornello all’altro. Diciamo che almeno di queste paure mi sono liberata. Mi manca portare fuori Baku e Brie, ma non mi sento ancora così fiduciosa da poter sostenere le ansie che deriverebbero da una passeggiata con le mie due renne e i loro Tironi. Per fortuna sta piovendo da tre giorni quindi comunque non si sarebbe uscito tanto.
Brie da ieri mi sta appiccicata. Non mi molla un secondo. Forse ha capito che nonostante l’apparente serenità basta un soffio di vento per farmi crollare.
Oggi sento male a tutto: fegato, basso ventre, gambe. Mancano 8 giorni alle fatidiche beta, e continuo a cercare di non pensarci.
Così per farla breve mi sono comprata una camicia scozzese color senape, calzini di halloween e un berretto sempre senape per il Gitano. Ho riempito il carrello della spesa a domicilio includendo pinzette – sotto ciclo mi viene sempre un odioso pelo sul viso, ho intenzione di dargli la caccia a prescindere per non andare in ansia – e salsiccia che ho una voglia di risotto zucca e salsiccia che ciao.
Mi concentro su cose stupide – le candele che vorrei per natale, le ricette che voglio fare, i regali che devo comprare. E su cose meno stupide: l’uscita delle nostre favole, i film di halloween da vedere in questi giorni, convincere Patricia a venire domani perché avere la casa polverosa mi innervosisce.
Ieri si è sposata la mia cugina adorata, benedetta e ci siamo persi il matrimonio – il dottore mi ha sconsigliato per via dell’eparina il volo, per non parlare del transfer appena fatto. Io spero davvero – se c’è una qualche giustizia – che tutta questa nostra paziente ricerca fatta di lacrime, sospiri, rinunce e mancanze – venga ricompensata da due mani paffute da stringere tra 9 mesi.
Mi aggrappo all’ottimismo che mi ha sempre distinto ma giuro che in cuor mio la mente sta giocando a scenari possibili, opzioni B in caso che. Anche a voi capita?

Diario di cova, giorno 4.

Non sto bene . Come se avessi tutti i sintomi del ciclo insieme: male alle ovaie, bruciore di stomaco. Qualche giramento di testa.Tachicardia.
(maledetta tiroide)
Mi sa che anche sto giro non sia andata.Sto portandomi avanti: scannerizzo documenti, prendo informazioni per l’estero.Continuo a torturami alla ricerca dei perché: cosa hanno trascurato i dottori?Ho bisogno di qualcuno da incolpare. Non posso rassegnarmi solo nel bombarmi di tutte queste medicine senza avere la minima speranza. Mi sembra tutto superficiale. Trascurato. Vacuo.Perchè abbiamo fatto il transfer quando chiaramente la mia fottuta tiroide richiedeva più esami? Ti affidi ai dottori, ma quanto poi per i dottori non sei solo un numero da statistica? Quanto davvero si prendono a cuore il tuo caso?Quanto ti possono davvero aiutare e quanto invece siamo in mano al Destino? E questo 30% di riuscita perché è così una spada di Damocle che cade sul 70% facendo risultare più ovvie le beta negative?
Ho fatto male a chinarmi per coccolare Baku?Ho fatto male a passare il battitappeto?Ho fatto male a bere acqua gasata?
Domande da psicotico me ne rendo conto. Ma voi mamme che la maternità è cosa assodata, lo sapete quanto siete fortunate anche nel non sapere fino al necessario che state covando?Perchè noi che si fa l’amore in provetta per 10 giorni viviamo come l’uomo dalle ossa di cristallo.E tutto ciò che è normale – e per nulla incidente sui risultati – diventa un’angoscia
Sarà che oggi piove, ma non sono per niente dell’umore di scrivere perché scrivere vuol dire pensare e mi sento inerme davanti alle mie riflessioni. Quanto ancora la vita mi vuole testare?

Diario di cova giorno 4.

Ho male al fianco destro, che è quasi sempre prodromo di ciclo. Ho le sette molto gonfie e doloranti – cosa che mi fa sperare. Come se fossi in una roulette. 50% forse si, 50% forse no.
Abbiamo fatto il transfer il 25. A due mesi da Natale. Ho sperato che volesse dire qualcosa.
Oggi ho anche litigato con ale. Sto in piedi. metto progesterone ma mi sento sopraffatta. Clienti che esigono – molte volte giustamente ma bisogna capire: siamo in due alla fine.Non possiamo fare tutto. Se fossi in ufficio sarei in malattia. Ma non posso. E non esiste pietà in questa Milano che decide di fare tutto di corsa. Non importa nemmeno più la qualità, basta produrre. Così lontana da cosa sono.
E mi sento abbandonata dai dottori.
Perché deve essere così tutto fottutamente difficile?
Voglio conservare il pensiero positivo. Ma non ci riesco. Forse è meglio non pensarci, fino almeno a lunedì prossimo. Tra una settimana a quest’ora saprò.
Pomeriggio del giorno di cova numer0 4.
Mi piacerebbe che fosse andata. Oggi la giornata si è sviluppata bene alla fine. Ho fatto finta di nulla presa com’ero da discutere con tutti i clienti. Ho riso tanto – grazie al mio amore che riesce sempre ad alleggerire anche le discussioni più enormi. Mi peso le sette ogni volta che vado in bagno. Sperando che aumentino e che mi diano speranze.Ho addobbato la porta di ingresso: quest’anno che le decorazioni di halloween ci siamo superati. Ora sono stanca ma mi mancano giusto un paio di ricette da pubblicare e poi potrò distendermi sul divano.
Una piccola piccolissima fiamma di speranza rimane tenacemente accesa. Mi piacerebbe poter dire: ecco, sono in una gravidanza serena dopo tutto questo patire. Sarebbe bello.

Diario di cova giorno 7.
E’ Halloween: ieri sera quando i bimbi sono arrivati a fare dolcetto o scherzetto , quando poi se ne sono andati sono scoppiata a piangere. Emozione, ormoni. O forse l’idea di una rassegnazione che devo cominciare a valutare?
Il problema della ICSI – e in generale della fivet – è che si porta dietro il retaggio della fragilità: si pensa che la gravidanza sia delicata. Fragile. Pensi che il minimo sforzo possa inficiare sulla riuscita finale. Ti incolpi per quell’arrabbiatura che avresti potuto evitarti. per quella teglia di biscotti spostata in maniera troppo brusca. Tutto diventa uno stress: fare le scale, cucinare. Il mondo dei “se” si impossessa della tua mente e ti fa vacillare. Diamine se ti sega le gambe e la volontà. Motivo per cui ieri avendo fatto sei volte le scale mi sono messa tre ovuli extra di progesterone. Sai mai.
Ho vari dolori diffusi e faccio fatica a tenere i pantaloni della tuta su: stringono. Ho fame. Oggi ho avuto anche molto sonno. E poi ho indubbiamente le tette gonfie. In realtà il mio seno vive di vita propria: giorni tersi e giorni flosci. Sono così tentata di andarmi a comprare un test ma non lo farò.
Ieri stavo cercando un incantesimo per rimanere incinta (vabè non commentiamo) e invece mi sono imbattuta in questo articolo che parla di madre interiore che a volte non è così convinta di voler diventare mamma ed è lei la responsabile delle mancate gravidanze.
Guardo i miei bimbi pelosi, guardo il mio uomo e mi chiedo: sono già così felice, e se fosse davvero che in fondo in fondo mi basta così?
Poi però mi accarezzo la pancia e mi ritrovo a pensare a un piccolo Ale con i suoi riccioli che corre per la casa con le mani sporche di cioccolato inseguendo Brie e Baku.

Diario di cova, l’epilogo.
Sono stati giorni quieti, tutto sommato. Passando dal divano alla cucina al letto. Abbastanza serena. Tranne per quando ieri sera- l’ultima sera prima delle beta – ho supplicato chiunque mi stesse ascoltando – anche quello che Sabrina Spelman chiama il Signore Oscuro – di ascoltarmi. Il risultato è stato che ho fatto incubi tutta notte.
Stamani sono andata a fare il prelievo. Avevo ancora addosso il sapore di quegli incubi, piena di progesterone sono tuttavia stata abbastanza in me nonostante gli sbalzi del taxi.
Arrivata lì, ero agitata. Mi batteva il cuore. Forse in cuor mio già sapevo.
Tutte le mie speranze anche questa volta si sono sfracellate contro delle beta negativissime. Questa volta non sono riuscita a trattenermi quindi sono scoppiata a piangere. Così, su de piedi. Con davanti il caffe ormai freddo alla vaniglia, e Baku che mi guardava attonito.
L’ultima cosa che ricordo è stato il mio compagno correre giù ad abbracciarmi, credo esattamente nel momento in cui con una parvenza di finta indifferenza rispondevo alla dottoressa che allora avrei subito smesso cerotti e eparina. E’ sceso dal suo studio mi ha abbracciato.

Il resto è nero.

Forse è destino che il nostro bambino lo conosceremo solo nel nostro cuore. I perché che non si trovano, mai. Non si trovano mai questi fottuti perché. La caccia alle streghe, perenne, per dare un senso perché no, alla debacle del tuo fisico non riesci a non are un nome.La pancia blu, piena di punture. La rassegnazione. E questa volta l’incapacità di riaccender quella piccola fiamma di speranza che mi ha fatto fino ad ora combattere con il coltello nei denti.
Noi donne che combattiamo la felicità che vogliamo siamo abituate a costruircela da sole.Non siamo come quelle donne a cui tutto scivola addosso come acqua, e non si rendono conto della facilità con cui ottengono ciò per cui noi lottiamo strenuamente.
Eppure questa volta, nonostante abbiamo già scaricato sia i moduli di Riga, sia i moduli per Bruxelles…ecco questa volta mi lascio scivolare.
Forse ha ragione chi dice che il senso di tutto questo è una Madre Natura che conosce sempre tutte le risposte e se non fa accadere determinati sogni un motivo c’è.

Oggi è un giorno di nuvole pesanti. In cui il cielo pesa ancora troppo per poter pensare di dimenticare tutto, di prendere una decisione o solo di fare le scale.

Mi farò un bagno caldo. Apro un bicchiere di vino. Mi concentro su ciò che di più bello e reale è accanto a me: i miei bimbi pelosi, il mio fantastico uomo.
Scorrono lacrime, questa sera no, non mi sento di sorridere. O di trovare un lato positivo. Perché ora la scelta è continuare a massacrare il corpo e la mente oppure rinunciare a un sogno così arcaico, pensando a nuove identità da cucirci addosso.

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