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Toccando ferro

Dalla nostra redazione, Federica Brondoni

C’è un libro che io amo tantissimo che si intitola “Cartoline dai morti”, di Franco Arminio. E’ un libricino fantastico che si legge in pochissimo tempo, una sorta di Spoon River concentrata in cui i morti scrivono ai vivi delle cartoline di poche righe  – a volte ironiche, a volte amare – sul momento in cui sono morti. Una di quelle che mi piacciono di più recita: “Io sono uno di quelli che un minuto prima di morire stava bene”.

Trovo che questa cartolina la potrebbero scrivere tanti di noi dall’aldilà. Perché, diciamolo, nessuno di noi pensa che prima o poi dovrà davvero lasciare questo mondo (vi vedo eh, che vi state toccando le parti basse, lo capisco…). Per scaramanzia. Perché è un pensiero angosciante. Perché ci penseremo quando saremo vecchi o se ci ammaleremo.

E’ per questo motivo che spesso non si ritiene o, pur facendolo, si tralascia o si rimanda di dare disposizioni a chi resta per quando non ci saremo più. Se ci pensiamo un attimo, invece, anche se non dobbiamo disporre di ricchezze ingenti, può essere utile formalizzare le proprie cosiddette “ultime volontà”. Non solo tale atto può dare un senso agli sforzi di una vita intera, ma può evitare liti o incertezze negli eredi.

In assenza di testamento, è la legge a indicare gli eredi. In questo caso, l’eredità spetta normalmente al coniuge e ai figli del defunto. Se il defunto ha un solo figlio, l’eredità viene divisa a metà tra questo e il coniuge. Se invece i figli sono due o più, a questi spettano complessivamente i due terzi del patrimonio ereditario, da dividere tra loro, e al coniuge rimane un terzo. Solo se il defunto non aveva figli, oltre al coniuge hanno diritto a una quota di eredità anche i fratelli e i genitori. In caso di assenza di eredi, i beni successori vanno allo Stato.

Con il testamento, è possibile invece designare degli eredi specifici, del tipo “lascio tutto a mio cugino Enrico perché è una persona gentile” o “voglio che tutti i miei beni siano destinati al Rifugio dei gatti Zampanò”.

Il testamento può essere “olografo”, ovvero scritto di proprio pugno su un foglio di carta qualsiasi, recante a pena di nullità data e firma. Davvero facile e del tutto gratuito. Oppure può essere “pubblico”, ovvero redatto da un Notaio alla presenza di due testimoni. Meno facile e sicuramente non gratuito. C’è anche il testamento “segreto” (molto raro) che viene ricevuto dal Notaio, sigillato, sempre alla presenza di due testimoni, ma del cui contenuto nulla sanno né questi ultimi né il Notaio.

Sono vietati il testamento “congiunto” (cioè quello con cui due persone dispongono in favore di un terzo) ed il testamento “reciproco” (cioè quello con cui due persone dispongono dei propri beni in modo simmetrico, ovvero uno a favore dell’altro).

Il testamento incontra del limiti laddove la legge prevede che alcuni soggetti, in virtù dello stretto legame parentale che li univa al de cuius(parola latina per indicare il caro estinto), abbiano diritto comunque ad una quota predeterminata dell’eredità. Si tratta esclusivamente del coniuge, dei figli ed dei genitori della buonanima. Ciò significa che il Rifugio dei gatti Zampanò, pur diventando erede a tutti gli effetti se indicato nel testamento della Zia Maria – nota gattara del quartiere – quale beneficiario unico, dovrà fare i conti con l’eventuale marito, o con i figli della Zia, i quali potranno pertendere la loro quota legittimaria, che varia da ½ a un terzo a seconda della presenza del solo coniuge o di uno o più figli.

Col testamento vi è anche la possibilità di disporre complessivamente della propria eredità e contestualmente, attraverso un istituto che si chiama “legato”, di attribuire ad uno o più beneficiari, determinati beni singoli (quel quadro di Picasso che al cugino Enrico piaceva tanto, e te credo!).

Purtroppo in questa sede è necessario essere sintetici, ma posso assicurarvi che, nonostante il tema non esattamente allegro, il diritto ereditario è molto complesso ma altrettanto interessante. E poi basta fare gli schizzinosi, che poi lo so che vi andate a vedere le serie tv con gli zombies mentre vi mangiate le patatine!!!!

Ah, dimenticavo, Franco Arminio scritto anche delle bellissime poesie d’amore….

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