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AMORE BIONICO

dalla nostra redazione Dunia Rahwan

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Le vacanze di fine anno sembrano ormai lontane, per qualcuno sono state l’occasione per festeggiare e riposarsi, ma non per tutti. Dopo Natale è infatti andata in scena una storia che voglio raccontarvi perché vi entrerà sottopelle, come è accaduto a me.

A Natale due donne, due novelle spose, partono per il loro viaggio di nozze in India, è programmato da tempo, tutto prenotato, per una volta Silvia e Linda si sono concesse alcuni lussi, loro che solitamente girano il mondo con zaino e bicicletta (sono la coppia di Cicliste per Caso, http://www.ciclistepercaso.com/). Ma questa volta la vita aveva in serbo un altro programma per loro.

Dopo un paio di giorni dall’arrivo ricevono una chiamata da Ramona, l’amica a cui hanno affidato l’amatissimo Vito, un gatto di cinque anni con la pelliccia color cipria, il ras del quartiere abituato a uscire di casa tra orti e giardinetti. Una telefonata difficile da dimenticare: Vito è finito sotto una macchina e ha perso una zampa posteriore, l’altra è messa male. La corsa dal veterinario, il tentativo di salvargli l’arto. La coppia di spose è terrorizzata dall’altra parte del mondo, vivono un incubo, aspettano di capire se la zampa riesce a salvarsi altrimenti i veterinari pronosticano solo l’eutanasia. «Un gatto senza due zampe non può vivere». Una sentenza senza appello.

Passano un paio di giorni, la zampa rattoppata non ce la fa, devono amputarla. Nel mentre le ragazze cercano su internet se veramente un gatto in queste condizioni ha come unica opzione la soppressione e scoprono esserci dei mici bionici, con le protesi agli arti, che saltano come grilli e hanno una vita piena e felice. Così decidono di provarci: salgono su un aereo, lasciano l’India e il loro viaggio di nozze all inclusive, e tornano da Vito. Non possono accettare il verdetto, non posso accettarlo senza prima provare il tutto per tutto.

Atterrate in Italia come prima cosa corrono da Vito, poi da un veterinario che ne sa di protesi. È un luminare se si tratta di cani, ma questa volta farà di tutto per dare una mano, anzi due zampe a Vito. Inizia un altro viaggio per Silvia Linda e il loro amato gatto, un viaggio difficile ma non impossibile per questi tre guerrieri. Aprono i profili social “Vituzzo superstar ovvero come diventare un gatto bionico”

(Facebook: https://www.facebook.com/search/top/?q=vituzzo%20superstar%20ovvero%20come%20diventare%20un%20gatto%20bionico&epa=SEARCH_BOX, Instagram: https://www.instagram.com/vituzzosuperstar/)

per far conoscere la loro storia, che potrebbe dare una chance di vita ad altri gatti nelle sue stesse condizioni. Non chiedono soldi, non usano la carta della pietà per guadagnare follower, è una sorta di diario della convalescenza di Vito, dei suoi progressi e della sua incredibile forza d’animo.

La storia di questa famiglia mi commuove, mi cattura, voglio conoscere questa famiglia. Incontro e coccolo Vituzzo, un gatto temerario, fiero, cazzuto fino alla punta del pelo, parlo con le spose, dolci, allegre, determinate, innamorate. E mi innamoro un po’ anch’io di loro. Decido di parlarne nel mio programma Animal House su #radiodeejay (il podcast della puntata: https://www.deejay.it/audio/20190106-2/584299/) perché questa storia è una testimonianza di come la vita, umana come animale, abbia un valore e vada rispettata. Non è una storia che parla di accanimento terapeutico, esibizionismo, antopocentrismo, anche se sui social qualcuno ha accusato Silvia e Linda di farsi pubblicità sulla pelliccia di Vito. Qualcuno che ovviamente non ha conosciuto Vito e le sue mamme e non sa che la strada intrapresa da queste due coraggiose donne è difficile, onerosa da ogni punto di vista, forse perfino più per loro che per il gatto.

Tanta costanza, giusta predisposizione d’animo, carattere coriaceo, supporto e affetto sono la formula perfetta per trasformare un micio in un supereroe, così qualche giorno fa Vito ha mosso i suoi primi passi sulle protesi provvisorie. Era lo step atteso con ansia per sperare, tra qualche mese, di applicare le protesi definitive. Vito nel video che lo ritrae durante la mitica impresa sembra guardare in camera e dire ai suoi detrattori: “dammi du’ mesi e corro di nuovo con Usain Bolt”.

Io ci credo, io tifo per Vito e le sue splendide mamme, perché la vita, quando è intesa come vita di qualità e di libertà, vita che rispetta la vita, è sempre un bene da conservare, per cui lottare.

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