Love is a pink cake

Negli ultimi mesi tutti si sono focalizzati sul perché la mia storia sia finita: quasi un’ossessione.
La domanda non era “come stai”. “Posso aiutarti”.
Ma piuttosto: “cosa è successo”.
Tutti a chiedere perché, come mai,cosa è successo.  In questo splendido mondo dell’etere c’è chi ovviamente ha puntato il dito contro di me come se già non fosse abbastanza difficile gestire tutto quello che stava accadendo – e poi non esiste il patriarcato.
Alcune persone hanno fermato persone a me  care per carpire informazioni e dettagli spinti quasi da un’ossessione, da una curiosità non sana sul dolore degli altri.
Due giorni fa era pasqua: mentre mi preparavo, sono scoppiata a piangere. E ho dettato alle note del mio cellulare questi pensieri disconnessi che state leggendo.
Stiamo parlando di rifiorire e guarire vuol dire prendersi in carico delle disfunzioni e del dolore stesso. Così da poter capire quanto profondo sia davvero, per scavarci dentro, andare all’origine di questa sorgente che pulsa di lacrime e oblio. And i go back to back come canta Amy WineHouse.
Nella disfunzione che evidentemente sto cercando di risolvere, sapete cos’è la cosa che più mi fa riflettere? Il fatto che nonostante io sia stata veramente all’inferno e stia passando uno dei dolori più grandi della mia vita lo rifarei. Da capo. Con tutto ciò che ha portato e comportato. Tornerei in quel ristorante in quel gennaio 2013 , gli prenderei di nuovo la mano e lo limonerei di nuovo davanti al bagno. Lo continuerei a scegliere nonostante tutto quello che poi c’è stato nel mezzo.  Lo  sceglierei perché l’ho amato così profondamente che non c’è niente che farei di diverso. Niente: nonostante tutto,  nonostante il tradimento, nonostante gli insulti, nonostante le urla, nonostante tutto quello che poi è successo. LO firmo e lo sottoscrivo. Vittima? Manipolata? Pazza?
Forse tutto di questo. O forse nulla di questo.
Ed è qui il problema: ho scelto il mio ex compagno perchè rientrava in una zona di conforto a me conosciuta. Il trauma che mia madre mi ha fatto vivere in quanto narcisista è per me materia familiare e conosciuta e ricrea paradossalmente una finta situazione di agio nella quale so come destreggiarmi. MI sento confortata dall’essere vittima delle mie stesse scelte?E’ di questo che si tratta?
Chissà.
E allora mi chiedo, ora che sono single, che tutti intervengono sul dire quanto sarebbe opportuno aprire di nuovo il mio cuore…ma davvero sarei pronta a non ricadere in questi meccanismi? Mi sembra di essere un magnete per i drammi, per quelle dinamiche che mi hanno ossessionato il cuore per 45 anni.
Ma con una differenza, anzi forse più di una.
Che adesso ho imparato che la mia paura più grande – ovvero perdere la famiglia e il futuro che avevo immaginato – si è realizzata e che nonostante tutto sono in piedi e sto portando tutto avanti da sola.
Ho imparato che il mio cuore si spezza ma che non spezza me.
Ho imparato ad avere fiducia nella Vita. Che la Vita sa meglio di me e posso alla sera quando sono sovrastata dai conti che non tornano e dal dolore che imperversa, chiedere aiuto al Signore.
Ho imparato che non permetterò più a nessuno di distruggere la mia pace perchè la mia pace è la pace di mia figlia. E nessuno deve osare comprometterla.
Ho imparato che farò di tutto per assicurare sicurezza e amore a mia figlia .
Ho imparato che non c’è altra opzione che mostrare a mia figlia una mamma guarita dai suoi demoni, solida, amata e rispettata.

Per cui forse adesso il mio cuore è ancora sovrastato da muri. Ma nessun muro sarà mai così resistente da non piegarsi all’amore e alla gioia. Proprio perchè mia figlia merita di sapere che esistono relazioni e vite fatte di rispetto e serenità,

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