Pumpkin patch, gin tonic

Oggi parlavo con una amica, e mi sono sentita fiera di me.
Mi sono sentita che il cammino che ho cominciato a fare, mi sta rendendo la donna che voglio diventare.

Ho le mie fragilità. Ho le mie disfunzioni.
Ma mi sono presa in carico. Ho scelto me. Ho scelto la mia pace mentale. Ho scelto mia figlia, i miei cani, le mie piante, i miei libri. I miei tre strati di cerave sul viso, la mia tuta, le mie coperte. LA mia quotidianità – imperfetta, incasinata. Caotica. Ho scelto me per la prima volta in vita mia, oltre i drammi, oltre le aspettative degli altri, oltre a tutto.

In questi giorni ho avuto le ennesime mazzate economiche. Mi sono sentita tremare la terra sotto i piedi. Quando l’avvocato mi ha chiamata ero in comune a rifare la carta di identità. Ho sentito le orecchie tapparsi, come fossi sott’acqua. Il fiato si è fatto corto. Non mi rendevo più conto chiaramente di dove fossi.
Annegare, Abnegazione. Stordimento.

Poi piano: un cappuccio, un pasticcino principessa da Sant’Ambreus. Due passi, la pioggia in faccia come schiaffi per rimettermi al mio posto, ma allo stesso tempo guardarmi da fuori.

Sei ancora qui, non è finita, vai avanti.
Salvata su Pinterest mentre annoiata aspettavo il mio turno per la carta di identità.

Sei ancora qui non è finita vai avanti.

Mi affido. Universo se mi senti questo è il mio completo atto di fede. Mi affido a te, alla Vita. Tutto è già scritto, tutto ciò di cui io e mia figlia abbiamo bisogno verrà dato.

Che esperienze sono venuta a fare qui, con questo corpo?

Che cosa devo ancora imparare perchè tutto questo finisca e lasci spazio all’abbondanza, alla gioia, alla semplicità della felicità?

Quello che mi manda in bestia è che le persone che avevano giurato di amarmi e proteggermi per sempre – mia madre e il mio ex- sono fatte della stessa sostanza, di fatto. Non solo: provano gusto a ferirmi – sembra. Fanno di dispetti e ripicche uno statement. Ed è ok, lo capisco. Ciascuna anima è qui per compiere un servizio a un’altra anima, così che possa attraverso le difficoltà risvegliarla e riportarla al suo compito.
però com’è che non si rendono conto che ferire me vuol dire ferire mia figlia?
Questo mi fa andare fuori di testa.

Io mi sono giurata che quando la bandiera dell’inquietudine sarà sventolante nel salotto, non sarò mai quel genitore che non la raccoglie.

Ma torniamo alle relazioni. Quello che amo, quello che vorrei è un uomo che non abbia paura della onestà- qualunque poi sia il prezzo da pagare o la responsabilità da assumersi. Un uomo con la barba, certo. Che mi porti la colazione e i fiori ogni sabato mattina come mio papà porta a sua moglie. Che ami la mia piccola famigliola e che non tema di trovare qualche pelo di cane nella pasta. Che profumi di vetiver e che ami le camicie stirate. Che sia quasi ossessionato da me e dalla mia felicita. che mi dica: ci penso io. Che mi scopi bene- ops. Che mi vizi.  Che mi ami sopra qualunque cosa, sopra anche le mie fragilità e per le mie fragilità.

Ciò detto: Io le bugie le sento da lontano. Lo sento dentro, Sensitiva?Può darsi. Traumatizzata e allenata da scelte passate, forse.

Voglio la verità. Sempre e comunque. Non mi interessa avere un uomo con cui andare a letto e basta.
Quante volte in questi mesi mi è stato detto: vai, divertiti, sii leggera.
A me non interessa avere un uomo con cui andare a letto e basta. Deve esserci fiducia. In dodici anni non ho mai tradito il mio ex. Non ho mai desiderato altro, non ho mai baciato nessun altro. Nessuno mi ha vista nuda dopo il parto.
Per cui quando deciderò di aprirmi di nuovo voglio un uomo. UOMO che sappia con le sue mani farmi sentire accolta, amata desiderata. Con le sue azioni mi permetterà di avere fiducia.
Altrimenti è solo ginnastica. 
E io odio la ginnastica.

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