Forse a crederci si avvera

Ci sono certe cose di mia madre che mi porto dietro come un marchio di fabbrica. O mi piace più dire una lettera scarlatta .
E non tutto è male eh.
Il male – se così si può dire- è forse questa ansia di controllo, la paura della perdita, la ricerca costante di attenzioni.Il resto lo tengo a bada, aspetti del mio carattere che sembrano venire da lei, disfunzioni così gravi che tentenno io stessa a ammettere. Sulle quali lavoro con EMDR, numerologia e varie e eventuali.

Però poi c’è anche il bello – che è ciò a cui mi ancoro per non crollare nell’abnegazione di me stessa – perchè negando e rifutando la madre, rifiutiamo e neghiamo noi stessi.
E allora penso alla mia mania per il bello. A quando dico a mia figlia: siamo una squadra vincente. O quando mi ergo così piccola e fragile rispetto alle battaglie che scelgo di combattere , ma così impavida se si tratta di credere e proteggere chi amo.

Buongiorno, oggi scrivo e torno a scrivere riprendendo in mano la promessa che mi ero fatta. Ho smesso perchè, quando sei travolta dalle cose da fare, pensare, sistemare, a volte si arriva troppo stanchi per agire e riflettere. O anche semplicemente perché sembrava il mio cuore avesse ripreso una direzione di Battisti nel suo periodo migliore,eppure no anche questa volta la vita mi mette davanti narcisisti patologici fino quando non capisco la lezione che debbo evidentemente imparare e che continuo a non imparare.

Ma siamo qui, a combattere come leonesse ogni mattina. Torniamo a combattere incuranti delle difficoltà, del dolore, della fatica. In prima fila per tua figlia, in prima fila per quella vita che vuoi sia fatta di pace, reciprocità e sereno sempre anche quando piove. Bagni le piante, vaporizzi le orchidee…e dici a tutti, con gli occhi un po’ stanchi: tengo botta.
Sperando che l’amore degli altri ceda il passo all’invidia e che come per magia tutte le energie positive scaccino il marcio.
Ci si illude sempre che ogni volta sia la volta buona. E poi rimangono strappi sul cuore, questo cuore così tenace da continuare a battere forte dissimulando tossine di dolore.
Forse a crederci si avvera. E lo sai come canta qualcuno che dove brucia è vivo, ma poi ci perdiamo, cerchiamo il cielo e non c’è mail il ghiaccio, la neve casomai.

Ricordate il potere del vostro cuore, mettendo una mano sopra al vostro petto, respirando e innamorandovi di ciò che siete anche quando è tutto dannatamente difficile. Resistere quindi: non per sopravvivenza o per mero atto eroico o di immolazione. Resistere perchè un amore più grande ci spinge a riconoscere la gratitudine del qui e dell’ora. Abbandoniamoci alla protezione della Vita compiendo un atto di fede grande quanto l’universo.

Ora invece vi devo raccontare questa cosa: avete presente quando la vostra amica viene da voi in lacrime e vi dice che ha guardato il telefono del compagno ed ha scoperto delle cose, e il fedifrago l’ha accusata di essere “una maniaca del controllo” oppure ancora “ di avere poca fiducia” ed è un attimo che lui – che ha mentito ed è stato manchevole in una determinata situazione tanto da portare la vostra amica a guardare se i suoi sospetti erano giusti – diventa la vittima sacrificale.
Chi ha torto?L’amica che ha scoperto guardando il cellulare del fidanzato o lui che l’ha indotta con il suo atteggiamento a fare questo?
Ma soprattutto non credete che quando l’amore diventa una fatica non ne vale più la pena?

O ancora:
l’amore nutre le tue fragilità. Non sottolinea le disfunzioni. O sono io che ho guardato troppi film della Disney? L’amore dovrebbe prendere in cura le vulnerabilità reciproche e quietarle con grazia. Non acuirla. Non puntare il dito. Non giudicare.

Parliamoci chiaro: ci vogliono le palle per essere vulnerabili. E nella vulnerabilità c’è verità e forza.
Troppo facile ogni volta che si cerca di far capire all’altro un qualcosa che fa male, poi addossarsi le responsabilità se la cosa va male. Mi spiego: ti dico che questo atteggiamento mi da fastidio perchè mi fa male, perchè risveglia onestamente dei trigger del mio passato, fa bruciare ferite che sto cercando di guarire.. Tu mi rispondi che sono maniaca del controllo. E tutto va a ramengo: e allora ci si addosssa struggendoci responsabilità che non abbiamo.  perchè sapete la verità più chiara e nitida: chi vuole esserci c’è. Anche se.
Sapete quante ne ho perdonate al mio ex compagno prima di dire basta: 12 anni in cui mi sono fatta minuscola per accondiscendere, per compiacere, per paura di perderlo. E ho perso me stessa. E la cosa pazzesca è che comunque alla fine lui ha scelto comunque altro. E io?Io mi sono erosa nel dubbio, persa nel’ cercare di non dare fastidio. In silenzio perchè ci si muove piano.
E allora basta: se mai dovesse essere un altro amore, deve essere come lo vogliamo.

Parliamoci chiaro: ho 45 anni. E a Dio piacendo, sono allo senti della mia vita. Metà vita compiuta, metà mi aspetta.  Come la voglio?

Consapevole.
Innamorata.

Voglio sapere com’è davvero amare e sentirmi amata nella pienezza delle mie fragilità. Senza paura di mostrarmi per come sono o di perdere qualcuno.
Eh giusto per la polizia di internet pronta a arrivare con teorie psicologiche varie, so perfettamente che l’amore non cura. Noi ci curiamo da sole, ma quelle ferite così belle, così caratterizzanti, vanno tamponate con baci, leccate con miele e prese in carico con fiducia. Se devono essere ulteriori graffi intorno….alziamo i tacchi e ce ne andiamo.
Anche perchè con concordiamo tutti che se devo chiederlo non lo voglio più?

( se devo chiedere attenzioni, fiori, messaggi, tenerezze, presenza, certezze, presenza….)

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